Dalla Sicilia ad Honk Kong: la Liuc annulla le distanze

L'Università Cattaneo promossa a pieni voti dai suoi studenti. Occasioni e possibilità per tutti, fino a cambiare la propria vita

Sono duemilaquattrocento gli studenti iscritti alla Liuc. Molti del territorio circostante, ma altrettanti arrivano da fuori provincia e persino dal capo estremo dell’Italia.
Eugenio Sigona, al quarto anno di giurisprudenza, vive a Pozzallo in provincia di Ragusa, e ha scelto un’università a ben 1400 chilometri da casa:
«Ho preferito la Liuc sia perchè è un ateneo piccolo, con un numero di studenti adeguato, un rapporto con i docenti stretto ed efficace, sia perchè ha a disposizione un campus per tranquillizzare i miei genitori, angosciati , all’inizio, dal fatto che andassi a vivere da solo. La scelta di Liuc, inoltre, è legata al territorio dove sorge, un ambiente molto industrializzato, con opportunità nel campo aziendale o della libera professione decisamente superiori. Per noi ragazzi meridionali che vogliamo la laurea in giurisprudenza per accedere alle carriere giuridiche o al posto fisso nella pubblica amministrazione, questo ateneo è stato illuminante»

Sei studente ma sei anche un ragazzo che cerca attrazioni e divertimenti. Come ti sei trovato?
« Diciamo che avere una macchina a disposizione è importante, ma non è fondamentale. La stazione di Castellanza è vicina e non ci si impiega molto tempo ad andare a Milano. Devo dire, però, che io non sento l’esigenza di andare a divertirmi tutte le sere. Anche stare all’interno del campus, dove vivono moltissimi studenti stranieri arrivati in Erasmus è molto piacevole: l’ambiente è frizzante. Ci sono, inoltre, alcune associazioni studentesche che creano occasioni di incontro, confronto, non solo didattico. E anche queste opportunità riempiono la giornata piacevolmente»

Un lato debole di questo ateneo?
«Forse la parte burocratica. Sono ancora in attesa del libretto e del numero di matricola. E, aggiungerei, qualche disagio di troppo nell’organizzazione degli esami che penalizza soprattutto gli studenti che vengono da fuori: la comunicazione del giorno degli appelli avviene troppo a ridosso della sessione, cosa che non ci permette di pianificare i nostri rientri a casa. Ma, francamente, sono dettagli che non sminuiscono la bontà della mia scelta. Dovessi tornare indietro rifarei ogni cosa. Per noi studenti in arrivo dal sud, questa è un’università che rivoluziona il modo di vedere le cose».

Di rivoluzione si può parlare anche nel caso di Matteo Giacomazzi, al quarto anno di ingegneria, residente a Cassano Magnago, giusto dieci minuti di macchina dalla Liuc:
«Devo dire che è stata proprio la vicinanza all’ataneo a determinare la mia scelta. Non mi ci vedevo proprio a fare il pendolare. Oggi, però, sono contento della Liuc perchè ho scoperto il mondo. Ho passato un anno intero in Erasmus in Belgio dove ho ottenuto il doppio titolo: laurea in ingegneria gestionale alla Liuc e diploma in ingegneria elettromeccanica in Belgio. Ora sono di nuovo in procinto di partire: un anno ad Honk Kong».

Come giudichi la tua preparazione in rapporto a quella dei compagni belgi?
«Purtroppo in Italia il sistema è molto sbilanciato sulla teoria. In Belgio ho sostenuto un esame di "controllo delle caldaie" dove dovevo effettivamente smontare la caldaia, oppure assemblare un computer. All’estero si punta molto sui laboratori e le esperienze pratiche ti segnano molto più decisamente di un libro. Gli studenti italiani hanno il difetto di studiare per il voto e non per la propria formazione. Anche sul piano delle lingue, siamo troppo indietro, troppo pigri»

Da Cassano ad Honk Kong è un bel salto
« Credetemi, non c’è nulla di strano. Molti temono di partire, di andare a conoscere altre realtà. Ma è la sensazione di un momento: quando parti, poi non ti fermeresti più. Io sono sicuro che vorrò tenere un legame con il mio territorio, ma sono pronto a trasferirmi ovunque. E se oggi dico questo lo devo solo alla Liuc dove le opportunità di sperimentare sono tante e per tutti. Nelle università dai grandi numeri bisogna sperare nella fortuna, a Castellanza solo nel proprio impegno».

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Pubblicato il 26 Gennaio 2007
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