Agostinelli: «In Lombardia è il malato che continua a pagare»
Il capogruppo regionale del Prc analizza la politica della sanità attuata dal Pirellone: privilegia le strutture private e taglia i servizi primari
«Facciamo due conti. Regione Lombardia incassa oltre 580 milioni di Euro all’anno con l’addizionale Irpef. Oltre 160 milioni con i ticket sui farmaci. Più un gettito di almeno diverse centinaia di milioni di Euro derivante dal ticket su pronto soccorso ed esami diagnostici e ambulatoriali. E tutti questi soldi la Regione li preleva direttamente dalle tasche dei suoi cittadini. Che, peraltro, da dicembre pagano ancora di più per prime visite e visite di controlli. Poi, ci sono le misure di contenimento della spesa adottate in questi anni, che ancora una volta ricadono sui cittadini. Pensiamo, per esempio, al passaggio di oltre 100 farmaci e delle prestazioni di riabilitazione per anziani dalla gratuità al pagamento».
Mario Agostinelli, capogruppo regionale del Prc, picchia duro su due questioni che stanno a cuore a tutti i cittadini, di sinistra o di destra che siano: soldi e salute. Il consigliere regionale di Rifondazione comunista fa le pulci ai conti del Pirellone ed elenca le promesse non mantenute e sui tagli, operati in questi anni dalla giunta di Formigoni, ai servizi primari: «Hanno abolito il day hospital per ricoveri diagnostici e terapeutici, che finora sollevavano i cittadini portatori di pluripatologie o patologie gravi dal costo del ticket e che diverse strutture pubbliche stanno infatti rifiutando, cercando di aggirare le direttive regionali per continuare a garantire le prestazioni soprattutto alle categorie più esposte. E ancora. Il tanto sbandierato aumento di posti letto nelle residenze sanitarie assistite grava, e molto, sulle famiglie, che hanno in carico più del 50% di una retta spesso vicina o superiore ai 2000 Euro mensili».
«Infine, nella Finanziaria 2007 ci sono 1100 milioni di Euro in più per la Lombardia dallo Stato. Eppure, nonostante tutto ciò, Formigoni non intende rinunciare ai 130 milioni di nuovi ticket sulle ricette, ripromettendosi invece di spalmarli sulle prestazioni più costose senza alcun criterio clinico, tanto che saremo costretti a pagare 10 Euro in più per una mammografia, per esempio, o per lo screening di epatite C e Hiv. Non prevede, poi, alcun investimento sulle strutture di primo soccorso nei territori, come la guardia medica. E, infine, annuncia anche che non ci sarà alcun allargamento delle fasce di esenzione, prevaricando in questo modo, ancora una volta, le prerogative del Consiglio che ha deciso di discutere in Commissione il progetto di legge di iniziativa popolare nel quale si avanza proprio questa richiesta. Tirando le somme, appare evidente come il fondamento della strategia del governatore sia in ultima analisi quello di favorire il privato, incoraggiando a farvi ricorso coloro che se lo possono permettere. E pazienza se l’accesso alle cure diventa così un problema per tanti e il diritto alla salute un optional da privilegiati».
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