Capin si prepara al derby: «Milano è la squadra più completa»
Il play ha già deciso la gara di Cantù. "Un finale come al Pianella? Sono pronto, ma preferirei vincere con meno stress"
Quattro tiri liberi a segno nonostante i movimenti inconsueti del canestro del Pianella hanno fatto di Alexandar Capin (foto www.simoneraso.com) uno degli eroi fasciati di biancorosso in occasione del sacco di Cantù. Ora cha all’orizzonte si profila un nuovo derby esterno, questa volta contro Milano (domenica, 20,30 Forum di Assago), è proprio il play sloveno 24enne a presentare la sfida per VareseNews.
Se Milano-Varese si trovassero in parità a 10" dalla fine, sarebbe pronto ad andare in lunetta per decidere la partita?
«Bé, ci andrei senz’altro: mi auguro di essere pronto. Però, in tutta sincerità, preferirei vincere il derby senza arrivare agli ultimi secondi, con un po’ di stress in meno rispetto al finale di Cantù. Tutta salute in più».
Siete reduci dall’eliminazione ai quarti di coppa Italia. Avete riparlato di quello che non ha funzionato a Bologna oppure il pensiero in questi giorni è stato fisso su Milano?
«Entrambe le cose. Sono stati analizzati gli errori commessi contro la Virtus che ci sono costati la partita e poi abbiamo iniziato a lavorare per prepararci all’Armani Jeans. Un’altra squadra in grado di metterci in difficoltà contro cui dovremo fare molta attenzione».
Milano è un po’ la bestia nera della Whirlpool negli ultimi anni: anche all’andata pagaste caro il confronto diretto.
«Purtroppo è vero. Per noi sono una squadra difficile da affrontare perché l’AJ è probabilmente la più completa del lotto. All’andata inizialmente ci fece male Blair da sotto (ma il pivot si è infortunato ndr), poi ci affondarono i tiri da tre degli esterni. Credo che abbiano una rosa molto equilibrata e bilanciata nei vari reparti, senza veri punti deboli. Molte nostre avversarie sono forti sul perimetro, altre fanno paura in area: Milano può fare entrambe le cose».
Da quando lei è arrivato a Varese ha modificato il proprio gioco. Quali sono stati i cambiamenti principali?
«Innanzitutto, rispetto alla stagione scorsa a Reggio Calabria, ho meno responsabilità in generale ma queste sono più concentrate nei minuti in cui sto in campo. Qui i ruoli di ognuno sono più definiti, ci sono molti compagni forti e tutti noi dobbiamo focalizzarci attentamente su quello che ci viene chiesto. Direi che tutto ciò è positivo per la squadra: in effetti i risultati sono ben diversi dalla mia ultima esperienza italiana».
Nel complesso è soddisfatto della sua stagione?
«Come sempre, si può fare meglio. Però direi che fino ad ora posso essere contento del mio apporto alla squadra e delle mie prestazioni».
Una curiosità: la sua Slovenia, ha molti giocatori in Nba e nei maggiori campionati europei, ma la Nazionale è una costante delusione nei tornei internazionali. Come mai?
«Credo che non basti avere tanti talenti per far funzionare la Nazionale: lì servono equilibri diversi dal club. Però credo che la Slovenia sia in crescendo e i progressi a mio parere si sono visti anche ai mondiali giapponesi. Lì siamo anche stati un po’ sfortunati con gli accoppiamenti, pazienza. Ci rifaremo.
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