Gli italiani? Divoratori di squali
Shark Alliance pubblica i dati di consumo di carne del re dei mari, denunciando le politiche del nostro paese
Il killer dei mari, il protagonista di una delle serie horror di maggior successo della storia del cinema, l’incubo dei grandi e dei piccoli. Sì stiamo parlando dello squalo, ma ci sbagliamo di grosso perché, in realtà, questo animale ha molti motivi in più di temere noi, più che viceversa.
In particolare sono gli italiani i peggiori nemici dello squalo. Secondo un recente rapporto di Shark Alliance, infatti, l’Italia risulta essere il 4° paese al mondo per importazione di carne di squalo: oltre 13mila tonnellate nel 2006, di cui oltre 10mila tonnellate di carne congelata di squali di specie diverse.
A finire a tavola, trance di verdesca, smeriglio, palombo o spinarolo, gattucci ma le stesse specie possono essere vendute sotto nomi diversi, ad esempio la poco pregiata verdesca a volte viene spacciata per il più pregiato palombo. Ma non solo. La verdesca, per esempio, si trova anche in altri prodotti come le zuppe di pesce congelate. In alcuni discount italiani tranci di verdesca possono costare appena 65 centesimi al chilo. «L’Italia – riferisce Shark Alliance – è il quarto maggior importatore di prodotti di squalo al mondo, dopo Spagna, Corea e Hong Kong. Mentre la Spagna è uno dei principali mercati per gli squali e i prodotti di squalo ed esporta la maggior parte di ciò che importa, l’Italia è il maggior consumatore di carne e tranci di squalo dell’Unione Europea e uno dei più importanti a livello mondiale».
Questo altissimo livello di importazione mette seriamente in pericolo l’equilibrio degli squali: oltre un terzo delle specie esaminate in acque europee è in pericolo di estinzione, mentre un ulteriore 20% rischia di diventarlo nel prossimo futuro. L’Unione Europea, per affrontare l’allarme, ha adottato il Piano d’Azione della Fao sugli Squali otto anni fa. Ma proprio l’Italia, che è una delle maggiori importatrici, non l’ha ancora integrato nella sua legislazione. Impugnando questi dati ora Shark Alliance chiede al governo una presa di posizione sul problema.
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