«La violenza negli ospedali è una vera emergenza»
Il presidente dell'Ordine dei Medici Morresi commenta le ripetute aggressioni che si registrano negli ospedali
In Inghilterra ha assunto i contorni di un’emergenza a cui il Governo ha risposto imponendo la "tolleranza zero" perchè ogni aggressione sia denunciata. In Italia, il Ministero della Sanità sta per emanare una serie di raccomandazioni tra cui una dedicata agli atti di violenza verso il personale sanitario.
Il disagio in campo medico è ormai grave e preoccupante: i ripetuti episodi di aggressione a medici ed infermieri, con l’ultimo avvenimento di Cittiglio dove è stato un medico ad malmenare un paziente, alzano l’allarme sulla sicurezza negli ospedali.
«Da tempo, i problemi di chi assiste si sono moltiplicati – spiega il presidente dell’Ordine dei Medici di Varese Piermaria Morresi – diventando una delle dieci più pressanti emergenze in campo sanitario. Chiaramente il Pronto soccorso, essendo il primo punto di contatto, è quello dove l’emergenza si sente di più».
Ma quali sono le cause?
«È innanzitutto una questione di comunicazione. Chiunque si rivolge al medico ha solo la percezione della sua sofferenza ma non vuole considerare quella degli altri. Il sistema di "graduazione" applicato all’ambito sanitario è accettato dagli operatori ma non dai pazienti che non si pongono il problema di chi sta peggio».
Può capitare che anche il medico perda le staffe…
«Non posso parlare del caso specifico perchè non lo conosco. A volte, però, si interviene per "contenere" il paziente, per riportarlo alla ragione perchè dà in escandescenza…»
Come si potrebbe intervenire per riportare la serenità?
«È una questione culturale, come dicevo. Vent’anni fa, il rapporto medico-paziente era di tipo "paternalistico". Ci si affidava al dottore che si doveva comportare come se fosse nostro padre. Poi il rapporto è diventato paritario: il cittadino-paziente è consapevole della propria situazione e si confronta con il cittadino-medico che ha la scienza e la tecnologia. Oggi, il rapporto è invertito: il medico è a disposizione del paziente, ma è lui che decide e dice cosa vuole. Non c’è più rispetto anche perchè non esiste più un rapporto di fiducia. Aver reso impersonale la figura del medico ha portato a dubitare della sua funzione. Con tutto il carico di intolleranze che vediamo»
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