Varese uguale miele (per 7 varesini su dieci)

Confagricoltura Varese ha realizzato un indagine sulla riconoscibiltà dei prodotti locali. Al primo posto il miele, tra gli ultimi il vino

In prima posizione c’è il miele, in seconda gli asparagi, in terza il formaggio. E’ un podio originale e per certi versi pure stupefacente quello che è emerso dall’indagine realizzata da Confagricoltura Varese dal titolo “Prodotti agricoli: cosa ne pensano i consumatori varesini”.
Il podio, ovviamente, è quello dei prodotti varesini più conosciuti da un panel di consumatori residenti che ha risposto al questionario. E se a vincere, con un bel 76% circa di penetrazione, è un prodotto come il miele che ha un consorzio, un marchio e ha pure vinto dei premi, il secondo in posizione, con quasi il 59% di conoscenza da parte dei consumatori, è un prodotto iperspecialistico, l’asparago, che si mangia un mese all’anno, che sta in un paesino sul confine – Cantello – e la cui produzione è in netta crescita ma comunque ancora molto limitata.  Che dire? Complimenti alla Pro Loco, che negli anni – anche in quelli bui, quelli in cui sembrava che la produzione andasse estinguendosi – ha saputo tenere alto il buon nome degli asparagi con una sagra che da sola ne usa una decina di quintali…

Gli asparagi, poi, sono tallonati dal formaggio, con il 54% circa di “riconoscibilità” come prodotto locale:  e se nel questionario non è specificato, i varesini sanno che per “formaggio” locale si pensa a quello di capra, e in particolare quella che è diventata un marchio Dop, la formaggella del Luinese. E a tenere alto il buon nome dei prodotti varesini ci sono poi anche il latte (48% degli intervistati) e le piante (il 38% degli intervistati).

Pur con diversi esiti i prodotti locali varesini, comunque, sono diventati in generale più noti ai varesini stessi. «Il confronto è una analoga indagine condotta proprio da me nel 1995 – spiega Anna Cinelli, che ha presentato l’analisi – dove  quasi il 46% dei varesini non conosceva alcun prodotto  locale, mentre poco più di dieci anni dopo tutti gli intervistati hanno saputo indicare almeno quattro prodotti dei sedici presentati nel questionario».

Niente male come consapevolezza: in questi anni decisamente qualcosa è cambiato, nelle percezioni dei varesini. E poco importa se il vino dei Ronchi, l’Igt appena conquistato,  non supera il 15% di conoscenza da parte dei varesini stessi. «D’altra parte, oggettivamente, solo quattro anni fa il vino era al limite della bevibilità, va detto – ammette senza mezzi termini il presidente di Confagricoltura Pasquale Gervasini – mentre ora sta già diventando gradevole».

Tra prodotti diventati davvero tipici nella testa della gente e prodotti che non ci arriveranno mai («non pensiamo che questa diventi terra d’olio, qui ci sono pochi prodotti che vanno fatti bene, senza inseguire un impossibile totalità di offerta» sottolinea Gervasini), una cosa sola è certa: l’agricoltura non è più un settore percepito come inesistente in questa provincia. «Una cosa importante – spiega l’assessore all’agricoltura  Bruno Specchiarelli, appena riconfermato –  perché l’agricoltore non vende solo un prodotto, ma anche un po’ di se della sua professionalità, e anche del nostro territorio»

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 30 Maggio 2007
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