Studi di settore più normali, successo degli artigiani
La soddisfazione del presidente Merletti perl e decisioni romane sul problema
Una vittoria di Confartigianato; un successo dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese. Studi di Settore: diventano un po’ più normali. E questo grazie anche alla struttura di Viale Milano che, a livello nazionale, si è impegnata a fondo con alcuni suoi rappresentanti per aprire e condurre un dialogo serrato con il Governo.
E i risultati non sono mancati. Ecco la situazione a poco tempo fa: «Si va verso il depotenziamento degli indicatori di normalità adottati unilateralmente dall’Amministrazione finanziaria e con effetto retroattivo contro i quali Confartigianato si era da subito battuta per ottenerne la cancellazione. Con le ulteriori modifiche annunciate nel comunicato del Vice Ministro Visco – sottolineava Confartigianato – si potrebbe parzialmente realizzare l’obiettivo del depotenziamento. In ogni caso, questi cambiamenti sul filo di lana, e in prossimità della scadenza delle dichiarazioni fiscali, non aiutano certamente il recupero del rapporto positivo tra Fisco e contribuenti. Le rappresentanze della piccola impresa avevano da mesi posto il problema».
Il giudizio di Confartigianato ora è lievemente cambiato: studi di settore un po’ più normali, ma si continua a vigilare sulla completa attuazione degli impegni assunti dal Vice Ministro Visco. Ora le modifiche devono trovare concreta attuazione in idonei provvedimenti. Tra questi, in particolare, l’inversione dell’onere della prova tra contribuenti e Fisco. Proposta accettata dal Governo ed inserita tra i successi di Confartigianato.
Almeno tre, infatti, sono i punti che Confartigianato ha “strappato” al Governo a vantaggio delle microimprese:
– L’ammissibilità dell’adeguamento al ricavo minimo scaturente da GERICO nel caso in cui operino i nuovi indicatori di normalità economica. Ai contribuenti viene infatti concessa la possibilità di adeguarsi al maggiore importo tra: il minimo risultante dall’applicazione dei nuovi indicatori di normalità economica e la congruità puntuale senza l’applicazione degli indicatori di normalità economica. Ciò significa: una minore richiesta da parte dell’Agenzia delle Entrate e la possibilità, quindi, di pagare meno tasse;
– L’onere della prova. Tale obbligo comporta che l’onere della prova – l’Agenzia delle Entrate dovrà motivare l’eventuale accertamento fornendo ulteriori elementi di prova per avvalorare i medesimi – spetti all’Amministrazione finanziaria. L’Agenzia dovrà giustificare l’applicazione dell’onere della prova solo su quella parte di congruità calcolata in base ai nuovi indicatori;
– Il valore aggiunto per addetto e l’evoluzione degli studi di settore. L’indicatore in oggetto non verrà utilizzato dall’Agenzia delle Entrate ai fini del calcolo della congruità, ma come semplice “campanello d’allarme” per la costruzione di liste selettive di eventuali posizioni da sottoporre a controllo. Ricordiamo che su questo punto si è combattuta, e tuttora si combatte, la battaglia più difficile di Confartigianato. Il valore aggiunto per addetto risulta da una proiezione statistica dell’Agenzia delle Entrate su quanto, teoricamente, l’impresa dovrebbe fatturare in base al suo numero di addetti. L’indicatore, come detto, non verrà utilizzato, e con forti probabilità non si verificheranno accertamenti “automatici” da parte dell’Agenzia.
«Raccogliamo con soddisfazione i provvedimenti del Vice Ministro Visco – interviene Giorgio Merletti, Delegato alle Politiche Fiscali di Confartigianato nazionale – ma non è questo il momento di abbassare la guardia. Ciò che si è ottenuto è un passo importante che dimostra l’impegno di Confartigianato nel tutelare e rappresentare gli interessi della microimpresa per difendere la competitività e lo sviluppo. A maggior ragione in un’economia italiana dove tale forma di impresa rappresenta un modo di vivere e di fare sistema. Riteniamo che i risultati ottenuti siano senza dubbio importanti, ma speriamo che il Governo segua i nostri consigli anche nell’immediato futuro».
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