Dee Dee Bridgewater: “Ringrazio Dio perché ho una voce”

Teatro Condominio "Gassman" in piedi a conclusione del concerto della cantante jazz che ha deliziato la platea con la sua musica e la riscoperta delle radici del Mali

«Ogni volta, prima di salire sul palco, ringrazio Dio perché ho una voce, perché ho l’opportunità di avere gente che mi segue artisticamente e trascorre serate con me, per avere musicisti che credono in quanto facciamo».

Così risponde Dee Dee Bridgewater, una delle più belle voci femminili viventi del jazz mondiale, a chi le chiede se abbia un gesto scaramantico che la accompagna prima dello spettacolo.

Così risponde neppure un’ora prima di entrare in scena, di salire sul palcoscenico del teatro Condominio Vittorio Gassman di Gallarate per la seconda e ultima tappa autunnale del suo tour “Red Earth – A Malian Journey”, che, a un pubblico che fa registrare il tutto esaurito, dona quasi due ore di perfezione tecnica e musicale assoluta unita alla capacità di coinvolgere, entusiasmare, stupire. E apprezzare l’umiltà di una grande cantante che non fa la diva.

Veste un abito nero con monili etnici ma anche al collo una grande e bella croce stilizzata, mentre parla con i giornalisti nella hall dell’albergo, Dee Dee Bridgewater: neppure un’ora dopo è sul palco del teatro Gassman in lungo abito plissettato color vinaccia, scintillante, a miscelare melodie e strumenti statunitensi e maliani, senza una pausa, senza un’incrinatura, senza una battuta che cade…

Bella. È bella. Ed è bello vederla. Prima di salire sul palco, quando stringe la mano a un ragazzino che la saluta, e lo ringrazia di essere lì, assicurandogli una “serata magica”.

Poi, sul palco, è bella da vedere e da sentire, mentre coinvolge, con la musica, con le parole, fa cantare il pubblico, si fa spiegare da un signore in prima fila come si pronuncia “Gallarate” e ringrazia la città.

«In tutti questi anni ho imparato a diventare sempre più umile», ha raccontato poco prima ai giornalisti.

Il suo progetto “Red Earth – A Malian Journey”, che l’ha portata a Gallarate all’interno della stagione della Fondazione Culturale “1860 Gallarate Città”onlus, su tournée organizzata da Kino Music in collaborazione con Around Jazz e Acces, è molto particolare. «Cerco la mia eredità africana – spiega Dee Dee -: sono i sentimenti legati ai miei antenati che mi hanno ispirata a questo progetto che unisce musica e strumenti del Mali e musica e strumenti statunitensi. Sono molto orgogliosa di cantare queste canzoni, che costituiscono il progetto più spirituale che abbia mai intrapreso. America e Africa sono lontane: io ho sviluppato una vicinanza con il Mali, invitando ad aprire un occhio diverso sull’Africa nera, terra che nella musica ha una delle sue preziosità».

E il pubblico? Come risponde a questa novità?

«Il pubblico italiano è caloroso. Si sorprende, davanti a una musica che forse non si aspetta. Ma si entusiasma».

Come è successo a Gallarate, con un teatro in piedi, a conclusione del concerto, ad applaudire e cantare con lei, a ritmare, a chiedere a gran voce un bis tra i più belli che si possano ascoltare.

Accanto a Dee Dee Bridgewater, Mamadou Cherif Soumano (kora), Moussa Sissoko (djembè), Baba Sissoko (tamani, n’goni), Lansine Kouyate (balafon), Edsel Gomez (pianoforte), Ira Coleman (contrabbasso) e Roger Biwandu (batteria e percussioni). E i duetti, con Kabine Kouyate, tra ritmo e colore, e con Amy Sacko, bellissima, sulle parole scritte dal padre, in un fondersi poetico di accenti africano e afroamericano.

Combina il jazz e la musica del Mali, in questo viaggio della terra rossa, Dee Dee Bridgewater, che confida: «mi rallegro sempre di più quando faccio questa musica, è uno scambio musicale e culturale. E la collaborazione con questi grandi musicisti mi porta una grande gioia».

Il 1990 è lontano, quando vinse SanRemo con i Pooh. Ma lei, quell’esperienza, se la ricorda. «Ero una cantante jazz che, con quella performance, aveva avvicinato un pubblico più vasto». Positivo.

Perchè questo è il messaggio: avvicinare le persone con la musica. Per questo mostra felicità al sapere che Gallarate è la città dei tanti festival: «Un festival in una città di dimensioni più piccole è molto importante: porta turismo, benefici al territorio. E, soprattutto, avvicina larghi strati della popolazione». La musica che attira le persone, non importa che tipo di musica, purché sia positiva. «La gente viene e ci ascolta: ecco perché è importante che si faccia molta attenzione alla musica che si fa e alle parole che si dicono. Io credo, con la mia musica, di trasmettere positività, ispirazione, forza. E ringrazio Dio che mi ha reso capace di cantare».

La musica, le parole, il ritmo, accompagnano Dee Dee Bridgewater e i suoi eccezionali compagni del viaggio “maliano” per tutto il palcoscenico del teatro Gassman, e poi giù, per le scale, verso i camerini, dove ancora cantano e battono le mani, e sorridono. E si trasmettono la carica che poco prima hanno trasmesso a un pubblico entusiasta.

Che per una sera ha potuto sentire l’Africa più vicina. Che per una sera ha potuto sentire e vedere una grande interprete capace di trasmettere la forza della voce. La forze delle parole. La forza della musica. Ma anche la forza dell’umiltà.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 19 Novembre 2007
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