Moschea sì o no? Il voto ai cittadini
Il referendum comunale tra le proposte in tema di confronto avanzate dall'amministrazione: «Siamo consapevoli che l'integrazione non si impone dall'alto»
Le sorti della moschea a Sesto? Potrebbero essere i cittadini ad avere l’ultima parola, o meglio il voto, sulla decisione di destinare o meno un’area del comune alla costruzione di un luogo di culto islamico. Ma quella del referendum è solo una delle proposte in tema di confronto che sono state avanzate questa sera all’assemblea pubblica organizzata da Insieme per Sesto. Il "partito del sì" ha incontrato i cittadini per spiegare le ragioni che hanno portato l’amministazione a offrire alla comunità islamica la possibilità di avere una propria moschea.
«Lo statuto comunale prevede anche la possibilità di interpellare i cittadini attraverso un referendum – ha spiegato il consigliere Roberto Caielli – ma finora non è mai capitato. In ogni caso siamo pronti ad ascoltare tutte le opinioni e a discutere, consapevoli che l’accoglienza e l’integrazione non possono essere imposti dall’alto ma devono essere condivisi».
Sul dialogo infatti punta tutto la maggioranza guidata dal sindaco Eligio Chierichetti. In ogni comitato di quartiere il tema moschea è stato e sarà discusso, in alcuni casi anche con molte difficoltà. «Dobbiamo comunque trovare una soluzione per la comunità islamica poichè lo stabile di via Cavour, dove prima si riuniva, non può più essere utilizzato – ha spiegato il primo cittadino -. Siamo disposti a ragionare e a confrontarci».
«Difficile però, in alcune riunioni, è stato perfino accennare alle nostre intenzioni – ha aggiunto il consigliere Claudio Carabelli -. Dobbiamo superare lo scoglio dei pregiudizi se vogliamo un dialogo costruttivo».
Le perplessità, avanzate dai presenti, sono state molte: una scelta troppo affrettata secondo alcuni, azzardata secondo altri che vorrebbero invece conoscere le condizioni che la regolano prima di decidere.
«Sesto ospita persone che arrivano da ogni parte del mondo – ha spiegato Sylla Mamado, rappresentante dell’associazione degli islamici di Sesto Calende – uomini e donne del Senegal, del Bangladesh, del Marocco, del Ghana, del Pakistan. Nel 2003 abbiamo fondato questa associazione per poter condividere la nostra religione ma anche la nostra realtà di immigrati. Ci rendiamo conto che la parola "islam" fa paura a chi non conosce il nostro culto ma noi non abbiamo intenzione di imporci. Vogliamo muoverci sempre nel rispetto della legalità». Sylla Mamado è senegalese, abita a Sesto «per scelta e per amore» dal 1993 e lavora a Malpensa nel reparto sicurezza. «Vogliamo chiarire i dubbi della popolazione che ci ospita e affrontare le ipocrisie – ha aggiunto – ma siamo una realtà umana che deve essere affrontata con serenità cercando di trovare delle soluzioni anche ai nostri problemi».
«Non è la prima volta che l’amministrazione si consulta con i cittadini sul tema dell’immigrazione – ha concluso Elena Pedretti, assessore alla cultura -. Sesto affronta questi dibattiti dagli anni Novanta: ci sono stati i consigli comunali aperti, i corsi di alfabetizzazione per stranieri, l’impegno dell’associazione Cittadini del Mondo, i progetti a sostegno della popolazione migrante femminile. Abbiamo dimostrato di saper porre le basi per una vera integrazione, di saper dialogare e difendere i diritti delle minoranze. Ora ci troviamo di fronte a una religione, l’islam, che ci interpella sulla laicità del nostro Stato. E noi chiamati in causa su questo non sappiamo rispondere».
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