Perchè la Varese capace non scende in campo?

Dibattito fra i lettori su partecipazione democratica e civile varesina

Dopo l’articolo di Pier Fausto Vedani "Carcere, il flop della Lega Nord"fra i nostri lettori è nati un dibattito sulla partecipazione democratica e civile varesina.
Ecco le lettere arrivate alla posta di redazione:

Egregio Direttore,

ringrazio per l’ospitalità e mi aggiungo a coloro che hanno già scritto.

Esiste una Varese capace? Sicuramente sì. Chi è tale, però, esca allo scoperto. Chi non si propone per pigrizia, o perchè timido, oppure perché non gliene frega nulla, non va bene per l’impegno pubblico, soprattutto  oggi che è più arduo l’impegno civile, perché mancano i luoghi della politica, dove confrontarsi. Nel passato eravamo litigiosissimi all’interno dei partiti. Il mio partito di allora, il PSI (mi considero culturalmente socialista, senza vergogna né rimpianti, anche se sono tra i fondatori del partito degli Azzurri), vantava (dopo la DC) un  primato in correnti interne, ma fu una grande palestra per l’impegno civile. Lo unificò (bastonando tutti) Craxi. Però, caduto Craxi, finì il Partito. Lui era il partito stesso e molti – nell’era della comunicazione – lo imitarono, anche male, e fecero la stessa fine. Pensate che Forza Italia possa esistere senza Berlusconi? Che la Lega Nord possa continuare senza Bossi? Che l’Italia dei Valori possa proporsi senza Di Pietro? E’ impossibile. Il ‘novello’ Partito Democratico può, per il momento, fare a meno di Veltroni e di Prodi. Per ora è una operazione politica di marketing. Ma diamo tempo al tempo. Insomma non è tanto il partito e la sua dialettica interna a farti emergere, quanto il mondo dei media che afferma (meglio dire: inventa, anche a tavolino) chi è il capo. Quindi sono i media che creano il cosiddetto gruppo dirigente. Non è più la selezione interna, che durava anni e che ti metteva alla prova per farti crescere. Oggi si inventano i leader (a volte anche mostri); tutti diventano capi, tutti sono opinion leader, spesso molto scarsi e senza preparazione. E li creano i salotti televisivi e quelli privati, vere e potenti lobby. Chi appare è, quindi va usato per avere consenso. Caspita, siamo scesi di livello.

Devo fare i nomi a livello locale? No. Non voglio sbeffeggiare quelli che sono passati da lontane posizioni, alla prima linea di oggi, diventando giganti perché probabilmente ora si trovano in mezzo ai nani. Non sarebbe carino. Tanto gli asini ragliano e pertanto li potrete scovare da soli. Mi piace la frase elegante del signor Gianni Basso: “Ora il dibattito è più sereno, ma pochi sono all’altezza dell’incarico civico”. Anche Antonio Di Biase non scherza in chiarezza. Ricorda che “quei politici conoscevano la solidarietà, la laicità non sciocca, l’orgoglio per la bandiera, la tutela per l’ambiente, in una parola avevano il senso del bene comune: voler spazzare via tutto, è stato come gettare via l’acqua sporca assieme al bambino. Ci eravamo messi in testa che questi fossero la peste, mentre invece sono molti oggi a rendersi conto che la vera peste è arrivata quando i ‘tangentisti’ sono scomparsi”. Pier Fauso Vedani, cavallo di razza e ‘giovanissimo’ vecchio (!), ha ragione quando ricorda che “si deve a Tangentopoli la grande sfiducia della comunità verso l’impegno pubblico… sarebbe problematico chiedere a forti personalità, a gente vincente, di sottostare al grigiore, ai misteri delle segreterie di partito, che per quanto concerne il Varesotto hanno l’aria di essere mere cinghie di trasmissione di poteri centrali in preda a confusione o, nel migliore dei casi, disinformati sulle questioni bosine e poco disposti all’ascolto dei nostri eletti”. Basti guardare come sono state ‘digerite’ le vicende del Calzaturificio di Varese, di Agusta, di Caproni, di Siai Marchetti, di Ire-Ignis, del Gruppo Cagiva, del Credito varesino, della Popolare di Luino: aziende radicate nel tessuto sociale ed economico del Varesotto, sistemi industriali e del credito hanno ceduto il passo. è stata ammainata la bandiera in modo non adeguato alla storia imprenditoriale e alle capacità professionali e lavorative locali. La Provincia di Varese  è  la naturale cerniera della Lombardia, e dell’Italia tutta, con l’Europa. Sulle macro questioni (Malpensa, Pedemontana ecc.) della regione Insubria, che è questa nostra terra, devono misurarsi quelli che vogliono proporsi. Allora si vedrà chi ha le idee chiare e vuole veramente impegnarsi e chi invece fa finta, e manda avanti gli altri. Le battaglie per il proprio territorio si fanno alzando la voce (anche se sei presidente dell’Unione degli industriali, piuttosto che direttore di testata di un giornale, parlamentare di maggioranza o ascoltato universitario ecc.) se constati che da oltre venti anni non è ancora stata completata la bretella viabilistica in valle Olona-ponte di Vedano e che i lavori hanno ripreso solo recentemente. Insomma meno perbenismo da provincia, meno politica da bar e invece più politica GRIDATA (sì, scritto in maiuscolo) per realizzare le cose da fare. E chi è disponibile, si faccia concretamente avanti, perchè il bisogno è grande.

 

Gianluigi Margutti

giornalista

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Egr. Direttore,
ho letto – come sempre – con attenzione l’analisi dell’ex Direttore della Prealpina e condivido quasi tutto di ciò che ha detto sulla mancata realizzazione del nuovo carcere.
Mi ha invece lasciato perplesso il finale, quando parla di una Varese capace ma nei singoli, nei privati cittadini. Concordo che il cittadino di Varese è un’eccellenza nel "mercato" italiano, lo dimostrano piccole e grandi aziende, ma al giornalista Vedani rivolgo una domanda: perchè questi cittadini non scendono in campo, perchè non prestano il loro contributo alla città?
So che lo stesso ex direttore Vedani, credo alla vigilia della nascita della Giunta Fassa, venne contattato per fare l’assessore ma – ahinoi – disse un cortese No. Su dottor Vedani, scenda in campo. Non mi risponda che gli anni passano per tutti, ci sono ultraottantenni che tengono in vita un Governo.
Spero che su questa rubrica si apra un dibattito, questo sì, sulla partecipazione democratica e civile varesina.
Grazie a Varesenews per l’opportunità di rivolgere una domanda che da tempo volevo porre ai cittadini come il dottor Vedani. A proposito, ho un’altra curiosità: ma perchè ha lasciato la sua Prealpina?

Distinti saluti
Roberto G. Corni

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Egr. Direttore,
raccolgo l’iniziativa del lettore Roberto Corni, e invito anch’io i Varesini del Fare a scendere in campo. Uomini e donne dell’industria, del commercio, dell’artigianato e della cultura come l’ex direttore della Prealpina, Pier Fausto Vedani.
Questa città un po’ chiusa, ha dentro di sè risorse da sviluppare a favore del bene comune. Credo che gli stessi amministratori siano pronti ad accogliere questa opportunità, non siamo più nel clima di caccia alla streghe creatosi dopo il 1992. Ora il dibattito è più sereno, ma pochi sono all’altezza dell’incarico civico.
Mi rivolgo al dottor Vedani, al prof. Della Porta Raffo, al dottor Calandrella (che in un’intervista ho scoperto essere ritornato a Varese), ai direttore degli artigiani e di Confesercenti Marino Bergamschi e Gianni Lucchina. Insomma i talenti varesini non mancano, un peccato non "sfruttare" questo patrimonio bosino.

Distinti saluti
Gianni Basso

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Cara Varesenews,

l’appello ai "varesini del fare" da parte del signor Basso, sebbene appaia lanciato pressochè nel vuoto, mi sembra sincero e per quanto possibile andrebbe raccolto.
Non posso però fare a meno, a questo proposito, di lanciare una provocazione ricordando un manifesto elettorale dei primi anni Novanta.
"La politica del fare" fu l’intestazione dell’ultimo manifesto affisso in tutta la provincia con il faccione baffuto di Carlo Facchini, generale del PSI di via Gradisca, assessore alla Cultura in Regione nonchè grande appassionato d’arte, presidente delle Ferrovie Nord, fondatore del consorzio per il risanamento del lago di Varese e titolare di un’altra decina di consimili incarichi, i quali all’epoca non arricchivano come oggi, ma insomma lui dimostrò ampiamente di non aver bisogno di queste cose…
Che facciamo, lo riabilitiamo?
Se devo dare io stesso una risposta secca dico NO, però ecco quei politici conoscevano la solidarietà, la laicità non sciocca, l’orgoglio per la bandiera, la tutela per l’ambiente, in un parola avevano il senso del bene comune: voler spazzare via tutto è stato come gettare via l’acqua sporca assieme al bambino. Ci eravamo messi in testa che questi fossero la peste, mentre invece sono molti oggi a rendersi conto che la vera peste è arrivata quando i "tangentisti" – e purtroppo lo erano davvero – sono scomparsi.

Antonio di Biase
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Egr. Direttore,
concordo con l’idea lanciata dal lettore Roberto G. Corni sulla discesa in campo di alcune "eccellenze" varesine. Uomini e donne dell’imprenditoria, del commercio, della cultura e dell’artigianato.
Effettivamente, è dal 1992 che Varese è stata abbandonata dai suoi figli migliori, alcuni si sono dati alla politica ma sono molto, molto pochi e i risultati sono lì da vedere. Da 15 anni girano i soliti nomi, in maggoranza e all’opposizione.
Ho letto alcuni nomi di indubbio valore, dal giornalista Vedani allo scrittore Della Porta Raffo detto il Gran Pignolo; al segretario degli artigiani Marino Bergamaschi al direttore della Confesercenti Gianni Lucchina. A loro vorrei aggiungere l’indimenticato direttore degli Industriali, il dottor Praderio, la giornalista Anna Maria Gandini, i Prefetti in pensione Porena e Calandrella.
Insomma come si vede i talenti non mancano, pensate se alcuni di loro si mettessero al servizio del Comune di Varese e delle altre istituzioni locali?
Io aspetto con fiducia.

Distinti saluti
Carlo Fassuni
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Egr. Direttore,
mi sembra una buona iniziativa coinvolgere nella società varsina i migliori uomini e le migliori donne della provincia. Ho letto un elenco di personalità note per quanto hanno fatto e dato a Varee nella loro professione. Alcune di loro le conosco per avere letto sui quotidiani i loro artcoli, mi riferiscono alla giornalista Anna Gandini e all’ex direttore Vedani. Mi permetto di segnalare una lacuna in questo elenco, e cioè gli uopmini e le donne di base, cioè del sindacato e dell’associazionismo. Non sta a me fare nomi, nel mondo del volontariato ci sono ad esempio – come nelle confederazioni sindacali – uomini e donne sconosciuti ma di grande valore. Chiediamo anche a loro di scendere in campo, e magari anche qualche lettore di questa Comunità di Varesenews, come ad esempio il prof. Eros Baroni, la signora Roberta Lattuada e il signor Roberto G. Corni promotore dell’iniziativa.

Spero che l’appello sortisca l’effetto da molti desiderato, questa provincia ha bisogno di un risveglio delle sue coscienze migliori.

Distinti saluti
Paolo Dantani
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Redazione VareseNews
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Pubblicato il 03 Novembre 2007
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