Più vicina la moratoria sulla pena di morte
Approvata ieri, giovedì 15 novembre, dall'assemblea generale dell'Onu con 99 voti a favore, 52 contrari e 33 astenuti
La Terza commissione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato ieri sera, giovedì 15 novembre, ad ampia maggioranza la risoluzione che chiede una moratoria internazionale sulla pena di morte. 99 i Paesi a favore, 52 contrari e 33 astenuti.
La decisione apre adesso la strada a una presa di posizione dell’intera Assemblea generale entro dicembre.
L’Italia conduceva la battaglia per la moratoria sulla pena di morte da 13 anni e i tre precedenti tentativi, nel 1994, nel 1999 e nel 2003, erano falliti.
«È una vittoria di tutta l’Italia – ha commentato il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema – l’Italia conferma di essere in prima linea nel mondo in materia di tutela dei diritti umani».
Il testo, dopo due giorni di teso dibattito, è rimasto invariato con ben 14 emendamenti, spesso presentati con l’intento di far deragliare la risoluzione, tutti respinti.
La decisione della Terza commissione rappresenta un passo molto importante ma ancora non definitivo per la risoluzione. L’appuntamento, infatti, è ora con l’Assemblea generale, probabilmente a metà dicembre, per un voto sulla moratoria: se varata dai 192 Paesi la risoluzione acquisterà un immmediato valore morale, anche se non sarà vincolante.
Il testo sottolinea che la pena capitale «danneggia la dignità umana», che «non esistono prove conclusive del suo valore deterrente» e che «qualunque errore giudiziario nella sua applicazione è irreversibile e irreparabile».
Le obiezioni più serrate sono arrivate da Paesi mediorientali, asiatici e caraibici. Tra i critici più convinti: Singapore, Botswana, Barbados, Iran, Egitto e anche Cina. Iran, Cina, Stati Uniti, Pakistan e Sudan contano oggi il 90% delle esecuzioni al mondo.
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