Condanna all’Imam: “Ma il terrorismo non c’entra”

Condanna per concorso esterno in associazione per delinquere , il legale e la comunità lo difendono: nessuna finalità di terrorismo

Condannato Mohamad Mahfoudi, assolto Chabane Trabelsi. L’imam di Gallarate prende la seconda sconfitta processuale in merito al processo che deriva da una indagine in cui era stato originariamente accusato di essere un reclutatore di terroristi. Mahfoudi aveva subito la condanna dal gup di Milano in primo grado, ma aveva chiesto egli stesso l’appello, ingaggiando una battaglia processuale e proclamandosi innocente. Strano destino, quello dell’imam di Gallarate. Quando nel 2001 venne arrestato Essaid ben Khemai, il capo salafita che si rifugiava in via Dubini, gli inquirenti dissero che la moschea di Gallarate lo aveva tenuto lontano dal centro di via Peschiera. Salvo ritrovare il suo capo accusato in un’altra inchiesta. Ed ecco il mistero di Mahfoudi: non ha compiuto atti di terrorismo, ma ha fatto qualcosa nelle retrovie. Che cosa?

La corte di appello di Milano non gli ha dato ragione, ha cioè confermato una sentenza in cui lo si accusa di concorso esterno nell’associazione per delinquere. Una associaizione che aveva tra i suoi scopi quello della raccolta fondi per presunti terroristi. E di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.  Mafoudi era socio lavoratore di una cooperativa, in cui militavano anche altri imputati colpevoli di reclutamento fondi per il terrorismo, e avrebbe indirizzato alcuni confratelli.
Il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è stato invece riconosciuto in un caso, è cioè per aver presentato dei documenti per la regolarizzazione del cognato (il marito della sorella). Già al momento dell’arresto, Mafoudi sostenne di essersi fidato di persone che forse non lo meritavano. E così anche Trabelsi, che, difeso da Marzia Giovannini, si dichiarò sempre estraneo, e oggi ha incassato una doppia assoluzione, in primo e in secondo grado.

La comunità islamica gallaratese, che proprio in questi giorni sta predisponendo un cambio di destinazione d’uso per il nuovo stabile acquistato al posto della moschea di via Peschiera (chiusa dal comune), ha sempre difeso Mahfoudi ed espresso pubblicamente pieno sostegno all’operato del leader organizzativo e spirituale del centro culturale.
Le accuse a Mahfoudi sono entrate nel dibatto politico e hanno pesato non poco nella campagna che l’amministrazione ha condotto contro la moschea. Il legale dell’imam, Alberto Arrigoni, parla di un caso giudiziario anomalo: «Non è stata contestata una finalità di terrorismo. Mahfoudi avrebbe favoraito la regolarizzazione di clandestini in una cooperativa che poi li avrebbe usati per raccogliere fondi, da qui il concorso esterno. Ma lui con il terrorismo non c’entra nulla – continua l’avvocato – e anche nel secondo capo d’accusa, l’unico caso citato non riguarda il terrorismo, ma sarebbe la regolarizzazione del cognato, che nel frattempo aveva anche avuto il permesso dalla questura di Perugia. Faremo ricorso in cassazione».

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Pubblicato il 13 Dicembre 2007
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