Droga nei pesci, arrestati i “fornitori”
In manette cinque persone, perquisita una villetta di confine a Saltrio. Sarebbe un magazzino di smistamento di hashish
Una casetta di insospettabili vicino al confine era in realtà una sorta di magazzino per il traffico di hashish. Lo hanno scoperto i carabinieri di Varese grazie a un sequestro curioso: alcuni spacciatori portavano hashish dentro il loro furgone di prodotti ittici. I militari li hanno arrestati a Castellanza, il furgone è stato sequestrato, i pesci anche. Quattro persone sono finite in manette con 3 chili di stupefacente, compresa una staffetta che li precedeva in auto. Ma seguendo le tracce lasciate da chi si era fatto incastrare in quella occasione, era il febbraio 2006, il nucleo operativo dei carabinieri di Varese, aveva capito che da qualche parte in provincia c’era un magazzino che riforniva di hashish diversi gruppi di "cavalli".
In un anno di indagine, i militari e il pm Tiziano Masini della procura di Varese, sono riusciti ad arrivare a quello che si sospetta essere un gruppo di fornitori, e ipotizzare una catena della droga che partiva dalla Spagna, passava per la Svizzera, e si fermava a Saltrio, in una tranquilla casa a 100 metri dal confine dove due persone, padre e figlio, secondo le accuse, guidavano il giro di “fumo”.
I due, R. C. 59 anni di Saltrio e L. C. 32 anni di Saltrio, sono stati arrestati venerdì mattina, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Elena Ceriotti, insieme ad altre tre persone, considerati collaboratori dei due principali indagati: , V. B. 53 anni di Bisuschio, Simone Crignola 25 anni di Albiolo. Sono tutti accusati di concorso in detenzione e spaccio di stupefacenti. S. B., 30 anni di Saltrio è invece indagato per possesso illegale di armi.
E proprio dall’episodio del pesce è partita l’indagine che ha visto finire sotto inchiesta in totale 8 persone: i militari hanno infatti eseguito il blocco del furgone ittico, rilevando, in particolare, che le persone intercettate erano solite chiamare la droga con parole d’ordine tipo “pesce”, “astice”, “bancali”, e mischiare il lavoro ufficiale fatto di normali consegne del pesce, con quello ufficioso (l’operazione è stata ribattezzata ‘white fish’).
Dopo un secondo blitz, ad Arcisate (un arrestato con tre chili di droga in auto), il cerchio si stringe, la casetta di Saltrio viene messa sotto controllo, gli investigatori scattano foto ed effettuano intercettazioni.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, solo poche persone avevano accesso alla casa, e dietro una vita in apparenza normale (padre e figlio sono incensurati) si celava il trasporto dell’hashish dal vicino confine. Da qui partivano, poi, i rifornimenti verso altre mete. Quattro ordinanze sono state eseguite dai carabinieri, e una dalla Guardia di finanza di Gaggiolo. Gli arrestati sono stati portati in carcere a Busto Arsizio, Monza, Milano e a Rovereto, dove uno di loro era in vacanza.
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