Rete 55 non cambia proprietario, lo ha deciso il tribunale
I giudici danno ragione alla cordata Airoldi e dispongono il dissequestro delle quote dell'emittente
Rete 55 rimane all’attuale proprietà. Il tribunale civile di Varese ha respinto la richiesta del gruppo Nidoli che chiedeva l’assegnazione del 100 per cento delle quote di Rete Varese 1 srl (società che edita Rete 55) in virtù di un precontratto di vendita firmato nel 2004 con la società «Agricola Alpina», della famiglia Squizzato.
La storia era però andata diversamente. A quel contratto preliminare era seguita una pausa di riflessione, e mentre i Nidoli si apprestavano a perfezionare l’affare, Rete 55 aveva improvvisamente cambiato proprietario, finendo per circa il 40% a una società della famiglia Squizzato e per un 60% a una cordata guidata dall’attuale manager Lorenzo Airoldi e dal commercialista saronnese Roberto Turra.
I Nidoli avevano fatto causa, rivendicando il valore di vero e proprio contratto di quel primo accordo e alla fine del 2005 il tribunale civile sembrava aver sferrato un colpo a loro favore, disponendo un sequestro delle quote, che erano state affidate prima ad Antonio Nidoli e successivamente al professor Palma di Como.
Il dispositivo della sentenza, scritta dal collegio dei giudici Lualdi, Santangelo e Papa, rigetta la richiesta considerando quell’accordo un precontratto senza valore definitivo, e non una acquisizione a tutti gli effetti come invece reclamavano i Nidoli. Da qui, a cascata, derivano le altre decisioni come la validità del trasferimento del 100% delle quote dell’emittente agli attuali proprietari e il dissequestro delle stesse quote.
I legali del gruppo Nidoli faranno probabilmente appello, oppure, in subordine, starebbero pensando a una azione risarcitoria, dato che la sentenza attribuirebbe una inadempienza del venditore, che in quella occasione era la agricola Alpina degli Squizzato.
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