“Angelo Pegoraro, un esempio da ricordare”
I partiti antifascisti e l'Anpi celebrano la morte del partigiano ucciso a Gallarate
Riceviamo e pubblichiamo
Come ogni anno l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Gallarate, insieme ai partiti ed alle associazioni antifasciste del territorio, depone una corona di fiori in memoria del giovane partigiano comunista nella via a lui dedicata a Gallarate, presso il cippo che ne ricorda il sacrificio. Quest’anno l’appuntamento è fissato per domenica 20 gennaio, alle ore 11.
In quest’occasione le compagne e i compagni del Circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Gallarate, intitolato proprio ad Angelo Pegoraro, tornano in uno dei tanti luoghi della nostra memoria collettiva. Tornano per ricordare uno dei tanti che ha pagato il prezzo più alto per difendere gli ideali di libertà, di uguaglianza e di solidarietà. Saranno lì per ricordare il suo sacrificio coscienti e consapevoli che la storia non si chiude con un evento e con una data, che i diritti che si pensano acquisiti possono essere sottratti, che i valori – immutabili – non si possono barattare.
Manteniamo vivo il ricordo della Lotta di Liberazione che diede al popolo italiano la libertà, sconfiggendo la dittatura fascista.
Chi era Angelo Pegoraro
Nel 1944 il giovane operaio Angelo Pegoraro conta diciotto anni. Nel febbraio di quell’anno viene licenziato dalla Caproni Vizzola, dove lavora come garzone. Decide allora di trasferirsi a Ghemme (Novara), per lavorare alla Todt, e lì incontra, per la prima volta, alcuni gruppi partigiani locali. Il contatto coi combattenti, lo scambio di idee, di sentimenti e di comuni e condivise speranze lo spingono presto ad unirsi a loro nella Lotta di Liberazione. La sua fede negli ideali di libertà e giustizia sociale si rafforza un poco di più ogni giorno che passa, e abbattere il fascismo e ricominciare da una società rifondata sui valori della Resistenza diventano i suoi impellenti imperativi. Il nome di battaglia che Angelo sceglie di assumere è Falco.
Nel luglio del 1944 è a Besnate (Varese) per un’operazione dei G.A.P., poi si sposta a Villadosia (Varese) dove la carenza di viveri e gli stenti della vita clandestina lo portano ad affrontare momenti drammatici. Dopo un rastrellamento nazi-fascista che disperde il suo gruppo (il 18 ottobre), Falco e il compagno Vinicio raccolgono le armi, le nascondono, e raggiungono in novembre i reparti partigiani della 124ª Brigata nel novarese. Con loro, e con reparti di altre Brigate, Falco partecipa ad un’azione il 14 dicembre del 1944, oggi ricordata come «battaglia di Suno».
Circa un mese dopo, il 16 gennaio del 1945, Angelo Pegoraro torna a casa per visitare la madre che vive a Gallarate (proprio nella via che oggi è a lui intitolata). Qui viene intercettato e ucciso dai fascisti della locale brigata nera. Il partigiano comunista Falco muore a diciannove anni sulla soglia di casa.
L’ultimo volto che vedo, abbandonando la piazza, è quello di un repubblichino, che ride istericamente. Quel riso indica l’infinita distanza che ci separa. Siamo gente di un pianeta diverso. Anche noi combattiamo una dura lotta, in cui si dà e si riceve la morte. Ma ne sentiamo tutto l’umano dolore, l’angosciosa necessità. In noi non è, non ci può essere nulla di simile a quello sguardo, a quella irrisione di fronte alla morte. Loro ridono. Hanno appena ucciso 15 uomini e si sentono allegri. Contro quel riso osceno noi combattiamo. Esso taglia nettamente il mondo: da un lato la barbarie, dall’altro la civiltà. […] Ancora una volta, come in Spagna di fronte alla spietata ferocia degli ufficialetti nazisti, si rivelano i due mondi in antitesi, i due modi opposti di concepire la vita. Noi abbiamo scelto di vivere liberi, gli altri di uccidere, di opprimere, costringendoci a nostra volta ad accettare la guerra, a sparare e ad uccidere. Siamo costretti a combattere senza uniforme, a nasconderci, a colpire di sorpresa. Preferiremmo combattere con le nostre bandiere spiegate, felici di conoscere il vero nome del compagno che sta al nostro fianco. La scelta non dipende da noi, ma dal nemico che espone i corpi degli uccisi e definisce l’assassinio un esempio.
(da Giovanni Pesce, Senza Tregua)
Marco Zocchi
segretario di Circolo
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