Area Agrolinz: un progetto, molti punti di domanda
I sindaci di Olgiate Olona e Castellanza, Volpi e Farisoglio, chiedono concordemente piani di recupero industriale e produttivo per i 300.000 metri quadri dell'area
Per il futuro dell’area Agrolinz di Castellanza serve un ragionamento globale e complessivo: parlare di una singola centrale energetica è solo un punto di partenza. Così si esprimono, quasi a una voce sola, i sindaco di Castellanza e di Olgiate Olona, Fabrizio Farisoglio e Giorgio Volpi, riprendendo il bandolo di un discorso piuttosto complesso. I trecentomila metri quadri dell’area industriale storica sede della chimica castellanzese sono sul confine fra i due Comuni, e hanno offerto occupazione a generazioni di castellanzesi, olgiatesi e non solo. La recente presentazione della bozza di progetto per una centrale termoelettrica "verde" ad olio di palma lascia le due amministrazioni trincerate in un prudente riserbo.
Il timore di entrambi i sindaci è che la centrale resti un’iniziativa isolata. «Rispettiamo chiaramente le scelte di un Comune vicino, che andranno ad interessare il suo territorio» dice Volpi. «Le voci sulla centrale circolavano da un pezzo, e da un anno si tratta per la caratterizzazione del sito (primo passo per la bonifica ndr). Il tema comunque è globale: ci si presenta un progetto che riguarda solo cinquemila dei trecentomila metri quadri dell’area industriale».
Volpi parla a chiare lettere: «C’è un business che sta in piedi solo per i certificati verdi, e in più si andrà comunque ad acquistare del combustibile (sia pure più ecologico di quelli attuali ndr) a migliaia di chilometri da qui… Noi esamineremo comunque seriamente il progetto della centrale, facendolo studiare a dei professionisti» Preoccupa l’aspetto occupazionale: «Qui si tratta di dare un futuro a quest’area dismessa – parlare solo della nuova centrale senza darle un contesto preciso è come parlare della caldaia di un edificio… che ancora non è stato progettato». Insomma, un po’ un capovolgimento di prospettiva. Soprende un po’, infatti, che mentre di norma si identifica un’area industriale pensando per prima cosa al bisogno di spazi per attività produttive, quindi alla fonte energetica con cui alimentarla, qui si parta direttamente dalla centrale in assenza, per ora, di un quadro definito di recupero industriale dell’area.
Sulla stessa lunghezza d’onda il castellanzese Farisoglio (nella foto), a lungo
manager presso quella che per i concittadini è sempre stata l’industria per antonomasia. «Con Olgiate condividiamo la volontà di giungere ad un approccio unitario» premette. «La centrale ad olio di palma ci può anche andar bene, ma va contestualizzata. Senza un piano di recupero del sito non sarebbe accettabile, per questo manteniamo un certo riserbo, pur senza assolutamente voler mettere i bastoni fra le ruote ad iniziative di privati – ben vengano se ce ne sono». Serve un progetto sul medio-lungo termine, per Farisoglio, «altrimenti così come è oggi la cosa nascerebbe monca» e darebbe adito ad una scomoda domanda che anche il sindaco si pone: «Reale sviluppo del territorio o intervento in veste speculativa? Cosa ne viene a Castellanza?»
La partita si giocherà largamente sopra le teste dei Comuni, in conferenza dei servizi e in Regione: quanto ai due sindaci, ribadiscono di essere garanti della salute dei cittadini – in senso lato, quindi anche di quella economica, traducibile in livelli occupazionali degni di questo nome. Questo anche se il carattere industriale dell’area dovesse mutare profondamente rispetto all’indirizzo chimico prevalso per lunghi decenni, e stroncato alla fine, come spiega Farisoglio, proprio dagli alti costi energetici tipici del nostro Paese. «Finiti i certificati verdi, cosa succederà?» si chiede il primo cittadino castellanzese. «Dobbiamo sapere quali intenzioni concrete vi sono per l’area, c’è il Piano di Governo del territorio (PGT) da stilare secondo linee che potebbero essere profondamente diverse. Area industriale ancora una volta, o da rilocalizzare? Si parla da due anni di progetti di recupero industraile, sarebbe ora di tirarli fuori dai cassetti. Poi, quando vedremo atti nero su bianco e fatti concreti, saremo ben contenti anche di questa nuova iniziativa in campo energetico».
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