Santanchè: “Il mio sogno? Una rivoluzione etica e morale”

Mastella, il Papa, l’ecopass e Briatore. La parlamentare, un fiume in piena nella “fossa dei leoni”, non si ferma neppure coi crampi

Mai vista una donna coi crampi e gli stivali al ginocchio, da cavallerizza, allo stesso tempo. Eppure prima di scendere nella “fossa dei leoni” – come veniva una volta chiamato il rinnovato Teatrino di via Sacco per via dell’anfiteatro in marmo – Daniela Santanchè, parlamentare de “la Destra”, chiede il braccio al suo intervistatore Gianluigi Paragone che deve improvvisarsi massaggiatore prima ancora che giornalista. Poi, barcollante, saluta, sorride e va sul palco. E da qui intrattiene il pubblico di oltre cinquanta persone che la ascoltano, e qualche volta battono le mani. La serata, al Teatrino, inizia così. Il vice di Vittorio Feltri – che dirige Libero – le chiede subito l’attualità. E lei inizia. “A dire il vero i crampi li ho più per la fame: ieri notte ci hanno chiuso dentro (alla Camera, dopo la sortita assieme a Teodoro Buontempo e Roberto Salerno inscenata per chiedere a Prodi di andare a riferire alla Camera sul caso Mastella nda) e solo alle 2 è arrivato un commesso con un po’ d’acqua. Trattati peggio dei mafiosi! Protestavamo perché Prodi non può far finta di nulla: c’è un ministro della giustizia che si dimette, è indagato, sono indagati numerosi esponenti del suo partito: chiedevamo spiegazioni, perché in questo Paese non si può continuare a fare finta di niente, e mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi”.
A proposito del Paese, impossibile non parlare di religione. Del Papa, in particolare, “che è andato perfino in Turchia a parlare, ma non alla Sapienza, grazie ad un gruppo di professori della stessa matrice politica di certi magistrati”. Una parentesi sulla cronaca locale viene aperta dallo stesso Paragone che cita il caso del prete, nella scuola media del Saronnese, che non ha potuto benedire le classi. “Io, se fossi stata una cittadina di quel paese, avrei ribaltato la scuola”, ha risposto decisa la Santanchè. Una rivoluzionaria, insomma. “Si, il mio sogno è quello di sentirmi un capopopolo, una rivoluzionaria. E la rivoluzione che voglio fare è etica e morale”. Poi parla del rapporto con gli uomini “Non voglio essere un passo avanti agli uomini, ma neppure un passo indietro ad essi – ha affermato la Santanchè. Voglio essere al loro fianco, nulla di più. In questo il 68’ non è servito a un granché, soprattutto per le donne, che volevano fare gli uomini. Devo però dire che sono felice di essere donna in quanto per fare politica è necessario avere un contatto diretto col mondo reale, e un uomo questo non ce l’ha. Pensate alla mia vita: se fossi un uomo verrei prelevato al mattino, dalla mia scorta, andrei in ufficio, non avrei contatti con nessuno. Come donna, invece, faccio una vita molto più vicina alla gente: accompagno mio figlio a scuola, parlo coi professori, vado in tintoria, al supermercato, insomma mi confronto col mondo, con la mia città”.
A questo proposito, la Santanchè ne ha anche per il “suo” sindaco, la Moratti. “Non mi piace alla guida di Milano, basta vedere che sta succedendo con l’ecopass: non ha diminuito l’inquinamento”.
Il tempo stringe e il piccolo Lorenzo, che aspetta mamma dalla platea, non può fare tardi. Ma c’è ancora un momento assieme frivolo e mondano da spendere. L’argomento è Flavio Briatore. Cuneese, come la Santanchè, è un must per l’intervistatore Paragone. “Tutti mi chiedono: Briatore qua, Briatore là…siamo amici di vecchia data. Lo ricordo bene fin da quando avevo 13 anni: squattrinato ma bellissimo, guidava – e non so come potesse permetterselo – una Jaguar bianca. Io e le mie sorelle, che lo adoravamo, lo avvicinammo – finisce di raccontare Daniela Santanchè – e chiedemmo a mio padre, che era presidente del Cuneo Calcio, di invitarlo a pranzo. Dopo qualche tempo arrivò la doccia fredda: si era sposato con una donna molto molto ricca, ma non bella…che delusione!”.

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Daniela Santanchè al Teatrino di via Sacco 4 di 11
Redazione VareseNews
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Pubblicato il 18 Gennaio 2008
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