Strage di Erba, odio o pazzia?

In biblioteca martedì 22, il giornalista Pino Corrias, a una settimana dall’inizio del processo a Rosa e Olindo, presenta il libro basato sulla tragedia. Sarà intervistato dal giornalista Silvio Peron

Strage di Erba, odio o pazzia? È il titolo della serata che a una settimana dall’inizio del processo a Olinto e Rosa, accusati della strage dell’11 dicembre 2006, vedrà protagonista Pino Corrias, autore del libro “Vicini da morire”, edito da Mondadori e dedicato proprio ai tragici fatti di Erba. Corrias, in biblioteca martedì sera, 22 gennaio, alle 21, non solo illustrerà i fatti, ma come nel proprio libro, farà anche un’analisi di come la società stia cambiando sotto il profilo della “paura del vicino”.
Pino Corrias, giornalista e scrittore, è dirigente Rai, dove si occupa di fiction televisiva. Ha prodotto la serie La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana ed è autore di Vita agra di un anarchico (1993) e di Ghiaccio blu (1999). Dopo essere stato inviato speciale della «Stampa», oggi scrive per «La Repubblica» e «Vanity Fair». Corrias sarà intervistato dal giornalista de La prealpina Silvio Peron.

La paura ha assunto un nuovo volto dopo quell’incredibile 11 dicembre, quando in un condominio di Erba, quieto entroterra di Como, si compie uno dei delitti più atroci e inspiegabili degli ultimi anni. Quattro persone, tra cui un bambino di appena due anni, vengono uccise a coltellate, i loro corpi dati alle fiamme. Nelle primissime ore investigatori e media indicano una sola pista, lo straniero extracomunitario, il marito tunisino di una delle vittime che forse ha il movente, è certamente in fuga, non ha vie di scampo. Un controllo telefonico e un po’ di prudenza sarebbero bastati invece a smontare le accuse. A Novi Ligure era accaduta più o meno la stessa cosa, quando Erika, che aveva appena ucciso la madre e il fratellino, si inventò l’assalto di una banda di albanesi per depistare gli investigatori, avvelenare i media, farsi proteggere dalla paura collettiva. Oppure a Lecco, rapina notturna, un benzinaio ucciso: “ferocia slava” scrissero i giornali, e fiaccolate di protesta si accesero contro l’invasione degli immigrati. A inquietare, in tutti questi casi, è l’automatismo della paura. La serialità con cui dilaga. Specialmente nel Nord Italia, dove negli ultimi anni delitti familiari, violenza, cronaca nera hanno anche enfatizzato la percezione del pericolo, moltiplicato l’allarme sociale, amplificato la domanda di sicurezza. Ma sempre lasciando in ombra quella parte del male che ci riguarda, le solitudini che trapelano da tanto sangue, da tanto isolamento. Pino Corrias ricostruisce, a partire dalla storia di Rosa e Olindo, la geografia di quella insofferenza, di quella paura. Lo spaesamento di una parte del nostro paese che a forza di restringere le proprie frontiere rischia di imprigionarsi e di soffocare.

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Pubblicato il 22 Gennaio 2008
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