Ferrovie: scontro tra sindacati e l’impresa Railion sui dispositivi di sicurezza
Nota della Confederazione Unitaria di Base, che chiede il rispetto da parte dell’azienda delle prescrizioni emesse dalle autorità di vigilanza
Lo chiamano “uomo morto”, con una espressione infelice, visto che si parla di un dispositivo di sicurezza destinato ad evitare incidenti. Un pedale che il macchinista del treno deve premere o rilasciare ad intervalli regolari, per confermare di essere “vigile”, pienamente cosciente. In caso contrario, se la manovra di conferma non viene effettuata entro alcuni secondi, il sistema arresta immediatamente il treno.
Da anni l’uomo morto, detto anche dispositivo vigilante, è al centro di un dibattito acceso, anche in Italia, che contrappone le Ferrovie di Stato e i sindacati. Le prime ne vorrebbero allargare l’uso, visto che il vigilante permette la presenza di un solo macchinista (anziché due) in cabina e permetterebbe risparmi economici notevoli. I sindacati sono contrari, non solo perché la continua pressione sul pedale diventa stancante se attuata per ore, ma anche perché studi effettuati all’estero (in molti stati europei il sistema è diffusissimo) sembrano dimostrare che l’operazione diventa troppo ripetitiva, quasi automatica. In pratica, anche in stato di parziale incoscienza (ad esempio per sonno) il macchinista finirebbe per premere per riflesso condizionato il pedale. Confermando così di essere vigile, mentre invece non lo è.
Dopo gli scontri con Trenitalia, il vettore del gruppo FS, la vertenza si allarga anche alle imprese private che – dopo la liberalizzazione dei servizi merci – operano sui binari di RFI, il gestore della rete. Al centro della nota diramata dalla CUB la compagnia Railion, che effettua, in provincia di Varese, diversi servizi merci sulle direttrici che da Gallarate e Busto Arsizio si dirigono verso Domodossola e Luino. «In data 23 gennaio 2008 il Dipartimento Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro di Varese, competente territorialmente, ha emesso Prescrizione nei confronti dell’impresa ferroviaria.» comunica la CUB, che ricorda che la segnalazione «era partita dalla Cub Trasporti Lombardia, in relazione al fatto che i macchinisti di quella impresa, con una disposizione interna, venivano obbligati ad utilizzare il dispositivo vigilante ventiquattro ore su ventiquattro, in particolare sui locomotori G2000, tenendo premuto il pedale con rilascio temporizzato». Una modalità di utilizzo del dispositivo che sarebbe in contrasto anche con le prescrizioni rilasciate dal gestore della rete (RFI) per le linee in oggetto, che limitano l’uso dell’ uomo morto alle sole ore notturne su linee non ancora attrezzate con i più recenti sistemi di controllo della marcia del treno
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