Gonfalone a Roma per il Papa: Speroni al contrattacco
Il presidente del consiglio comunale risponde al consigliere Porfidio, che aveva trovato inopportuna la presenza del simbolo comunale in piazza San Pietro
Il presidente del consiglio comunale Francesco Enrico Speroni (nella foto), chiamato in causa qualche giorno fa dal consigliere comunale de La Voce della Città Audio Porfidio nel dibattito sull’invio del gonfalone a Roma lo scorso 20 gennaio per l’Angelus papale, ribatte affidando il suo punto di vista ad un comunicato. "Secondo il consigliere Porfidio vi sarebbe stata una violazione del relativo regolamento, poiché l’evento non avrebbe avuto natura politica" riassume Speroni, difendendo quindi la propria posizione in questi termini: "Giova ricordare che la presenza a quell’Angelus era stata sollecitata per esprimere solidarietà a Benedetto XVI dopo le polemiche sulla sua partecipazione (annullata) all’inaugurazione dell’anno accademico di un’università di Roma; l’argomento ha suscitato l’attenzione e gli interventi di pressoché tutto il mondo politico-istituzionale, dal Presidente della Repubblica a quelli di Senato, Camera e Consiglio dei Ministri; ed ampia è stata la presenza, il 20 gennaio, di esponenti della politica e delle istituzioni: il nostro gonfalone era accanto a quello della regione Lombardia, come hanno potuto vedere in diretta i cittadini sul maxischermo in piazza San Giovanni". Insomma, se proprio peccato (dal punto di vista laico, pardon "laicista") c’è stato, è stato di massa. "Comprendo e spesso condivido l’attenzione prestata da Porfidio anche a temi minuti" commenta Speroni non senza ironia – l’inciso è interpretabile come un invito a occuparsi di ben altro – "ma la politica non si occupa solo dei posacenere fuori degli esercizi commerciali o del tabellone per le votazioni in consiglio comunale". Morale: c’è chi pensa in piccolo, alle cose quotidiane della città in cui è stato eletto, e c’è chi vola alto toccando i grandi temi del momento.
La vicenda, fin troppo strombazzata, era nata quando Papa Benedetto XVI aveva rinunciato a pronunziare il discorso d’apertura dell’anno accademico all’Università La Sapienza di Roma, incassando il generalizzato sostegno di cattolici e "atei devoti" (convertiti di volta in volta sulle vie di Damasco, di Arcore o di altre località). L’amministrazione comunale sul tema si era molto esposta: il sindaco Farioli aveva reso nota la propria solidarietà al pontefice "autozittitosi" per la contestazione "preventiva" di un pugno di studenti e di alcuni professori, subito bollati di "laicismo" – ormai un insulto politico generico, come il "fascista" con cui si bollava trent’anni fa chi era di destra, e oggi… spesso e volentieri chi non lo è. Ma non solo: sempre a titolo di solidarietà non solo personale, ma istituzionale, Farioli aveva anche assistito in piazza San Giovanni, all’Angelus di Sua Santità trasmesso su megaschermo, con al fianco il cardinale argentino Karlic, in visita nei giorni scorsi in città e che ha fra l’altro inaugurato la rinnovata biblioteca capitolare, scrigno di piccoli tesori storici. Il punto che aveva acceso la discussione, con l’intervento polemico di Porfidio era stato tuttavia l’invio a Roma per l’Angelus del gonfalone comunale, un importante simbolo di presenza, accompagnato per l’occasione dal presidente Speroni. Per Porfidio si trattava di un atto demagogico, "disdicevole e opportunista" non certo per la legittima espressione di vicinanza al Pontefice ferito nell’orgoglio intellettuale, ma per la mancanza di una ragione "sociale e politica", come da regolamento, per tale presenza. La risposta è nota, e va esattamente in senso contrario rispetto a quanto Porfidio lamentava, notando che in consiglio comunale si parla fin troppo spesso di cose che passano molto al di sopra delle teste dei singoli cittadini e delle effettive competenze dei consiglieri.
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