Linate, sentenza e sicurezza
Una riflessione sulla sicurezza in aeroporto dopo la sentenza sulla strage di Linate. Nota di Unicomal Lombardia
Riceviamo e pubblichiamo
Concordiamo con il “Comitato famigliari delle vittime di Linate”, a cui va tutta la nostra solidarietà: le sentenze chiudono i processi e vanno rispettate, ma i problemi rimangono.
Non conosciamo a fondo la situazione attuale dell’aeroporto di Linate ma, dalle cronache, a partire da quel tragico 8 ottobre 2001, abbiamo avuto modo di apprendere che l’incidente fu causato da un layout non propriamente perfetto. Ora, pensiamo, sarà ormai tutto a posto: tutto si può aggiustare. Tutto tranne le vite perse. Forse a Linate è tutto a posto, ma a Malpensa i problemi rimangono. Ogni giorno, a Malpensa, si verificano circa 400 attraversamenti di pista: operazioni a rischio. Operazioni dovute al fatto che il terminal principale è laterale rispetto alle due piste che sono parallele e troppo vicine.
Troppo vicine, quindi il terminal in mezzo non ci sta. Gli aeroporti ben realizzati hanno il terminal centrale rispetto a due piste parallele e ben distanti e questa disposizione evita assolutamente qualsiasi attraversamento di pista agli aerei che vi operano. Quindi, rischio incidente a Malpensa?
Il numero quotidiano di attraversamenti di pista (se siamo in errore qualcuno ci smentisca) ci risulta sia pari alla metà del numero totale dei voli (atterraggi + decolli) quotidiani. Detto numero totale è stato ed è, in questi anni, a Malpensa, pari a ca. 250.000 all’anno: diviso per 365 è dunque pari a 684 in media al giorno e riteniamo lecito pensare che oscilli, nei giorni di maggior traffico, fino ad almeno 900. Quindi, se questi dati sono reali, il rischio non appare certo trascurabile. La risposta dei responsabili dell’operatività aeroportuale ci è già nota: faremo questa benedetta terza pista e risolveremo il problema. Noi non ne siamo convinti. Forse il problema si risolverebbe chiudendo poi, delle tre, la pista centrale ma, come hanno visto a Washington alcuni ospiti di SEA, lo studio per la realizzazione della terza pista prevede l’evoluzione dell’operatività con tre piste, non con due. Tale nuova situazione comporterà una maggior capacità operativa di Malpensa, da 60 a 92 movimenti all’ora, ci dicono. Ma comporterà anche nuovi problemi, operativi e di sicurezza, consistenti in reciproche dipendenze tra le piste non più solo tra due ma tra tre piste, comporterà l’abbattimento della torre di controllo perchè interferirebbe con gli atterraggi sulla nuova pista e gli attraversamenti di pista sarebbero solo un po’ ridotti di numero ma, con l’aumento dei voli, non si ridurrebbero di molto.
Ora ci chiediamo: ma se Malpensa è questa, se l’aeroporto ha questi problemi, se è ancora mezzo da costruire, di quale grande scalo, di quale grande irrinunciabile hub si sta parlando? Ha forse ragione Alitalia che ci dice: “Scusateci, abbiamo scherzato, arrivederci”? Considerati i programmi e le promesse che ormai si sciolgono come neve al sole, sarebbe ora il caso di abbandonare i sogni e pensare finalmente, e realmente, alla sicurezza.
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