Ciro Grassia presenta il bilancio del Comune

Tutti gli investimento e la relazione completa dell'assessore

L’assessore al Bilancio, Ciro Grassia, ha presentato la relazione al previsionale 2008. Ecco la relazione completa.

Sig. Presidente, Signori Consiglieri,

tutti noi siamo coscienti che i Comuni hanno da tempo assunto un ruolo di protagonisti all’interno della vita del nostro Paese; un ruolo impegnativo che sempre più viene riconosciuto dai cittadini perche è proprio nel Comune che i cittadini riconoscono l’istituzione di riferimento più vicina ai propri bisogni, in grado di offrire risposte immediate alle domande di famiglie ed imprese.

La risposta dello Stato a questo riconoscimento è però disarmante: il sistema degli Enti Locali in generale, e i  Comuni in particolare, ogni anno in occasione della presentazione della Legge Finanziaria vengono sistematicamente penalizzati con tagli nei trasferimenti, vincoli, forme di controllo, limitazioni sempre maggiori.

Da quando è entrato in vigore il titolo V della Costituzione e da quando è in essere l’intesa interistituzionale tra Governo e autonomie che prevede un confronto per la costituzione di un sistema di federalismo fiscale, rileviamo che il comparto delle autonomie è ancora una volta penalizzato che non è affatto frutto di una aspirazione autonomista e federalista.

Dalla lettura della Legge Finanziaria 2008 emerge chiaramente la considerazione del Governo sul sistema della autonomie locali: un comparto che genera essenzialmente sprechi, incapace di contenere la spesa entro i limiti del Patto di stabilità.

Ma non è così.

Innanzitutto come evidenzia la Corte dei Conti nella sua relazione sui Bilanci dei Comuni dell’anno 2007, le voci di spesa di maggior impatto sono ormai sotto controllo o addirittura in diminuzione e nella parte dei pagamenti di competenza vi è una risposta positiva dei Comuni alle politiche nazionali di cassa, disposte in attuazione del patto di stabilità europeo.

Inoltre, non può essere dimenticato che è stato proprio il contributo dato in questi ultimi anni dal sistema delle autonomie a permettere il risanamento del Bilancio dello Stato, accettando e condividendo scelte rigorose e restrittive.

E’ certo che nell’attuale, nuova, situazione congiunturale tutti debbano fare sacrifici, ma il prezzo sociale della manovra finanziaria non può e non deve ricadere tutto sulle spalle degli enti locali e soprattutto dei Comuni perché in tal modo si rischia di andare ad incidere sui bisogni diretti e quotidiani dei cittadini.

La Legge Finanziaria 2008, oltre a confermare la riduzione del complesso dei trasferimenti erariali, riformula, senza la minima concertazione o condivisione con gli Enti Locali, il patto di stabilità con nuovi limiti, controlli e sanzioni.

Inoltre nel 2008 le entrate proprie dei Comuni non potranno che avere una crescita contenuta, mentre per il rinnovo del contratto dei dipendenti farà crescere in modo significativo la spesa corrente senza un corrispondente aumento dei trasferimenti.

Poste tali condizioni per la gran parte dei Comuni diventa un impresa gravosissima far quadrare i propri bilanci.

Di fronte a tutto questo i Comuni hanno, in teoria, davanti a sé due strade: aumentare il peso della fiscalità o ridurre i servizi ai cittadini.

Ci sarebbe anche una terza via per andare oltre questo schema. Si potrebbe creare una “Maastricht dei Comuni”, ossia istituire un meccanismo per premiare le città virtuose che dimostrino di essere capaci di aumentare le proprie risorse finanziarie ricorrendo alla sola efficienza gestionale.

Una scelta del genere andrebbe a vantaggio dei Comuni che attuano una gestione orientata alla razionalizzazione dei costi e un’oculata politica di valorizzazione del sistema delle fonti e che non ricorrono a indistinte manovre di inasprimento fiscale o alla riduzione di servizi.

Invece di colpire indistintamente tutte le Amministrazioni si potrebbe stabilire un sistema basato su parametri rigorosi che valorizzino e premino l’autonomia finanziaria, intesa come capacità di generare risorse proprie, capacità di colpire sacche di evasione, di contenere le spese per il personale e di sostenere gli investimenti.

Potrebbe essere interessante che anche il Governo che verrà adottasse questi riferimenti per costruire e strutturare il sistema premiante cui facevo riferimento.

I Comuni non chiedono solo risorse finanziarie, non chiedono aumenti di trasferimenti, perché questo significherebbe un ritorno al passato, un ritorno ai principi di finanza derivata.

I Comuni chiedono, soprattutto, una vera autonomia, l’attuazione del federalismo fiscale e il rispetto della previsione costituzionale che li indica come i soggetti incaricati dalla gestione di tutti i servizi di prossimità, in base al tanto decantato – e talvolta troppo abusato – principio di sussidiarietà.

A tal proposito non bisogna dimenticare che nessuna delle Costituzioni degli Stati Federali di lunga tradizione, cui spesso si fa riferimento parlando del modello federale, presenta un riconoscimento della posizione che gli enti locali rivestono all’interno della forma di Stato paragonabile a quello operato nella costituzione italiana nell’art. 114.

Ritengo, quindi, che i tempi siano ormai maturi per far uscire il comparto delle autonomie locali dalla Finanziaria.

Diventa sempre più necessario, per i Comuni, approntare manovre finanziarie di ampio respiro che consentano un’ azione amministrativa di autentico governo del territorio.

Quello di cui si avverte il bisogno è la possibilità di attuare attraverso la programmazione di bilancio interventi anche di medio e lungo periodo: e per far fronte a queste esigenze è necessario individuare altre e diverse forme di finanziamento.

E’ pur vero che gli ultimi orientamenti legislativi hanno l’obiettivo di contenere e razionalizzare la spesa, ma è necessario fornire ai Sindaci, direttamente eletti, un efficace mezzo di governo, quale la possibilità di costruire una vera e propria legge finanziaria locale che incida direttamente sulla distribuzione del carico fiscale nei confronti di singole categorie di cittadini e la possibilità di reperire fondi in maniera autonoma, da cui può, tra l’altro discendere un positivo, ulteriore, importante effetto di responsabilizzazione degli amministratori nel governo della spesa locale.

Il conseguente miglioramento della capacità manageriale delle amministrazioni locali contribuirebbe, infatti, a creare un circolo virtuoso che permetterebbe di attuare politiche efficaci, di migliorare la qualità dei servizi, di conseguire un recupero di efficienza. Se le cose non cambieranno il rischio è di vedere bloccato l’intero processo di modernizzazione e di riorganizzazione che stà interessando la Pubblica Amministrazione tutta.

La modernizzazione si fonda essenzialmente su due pilastri: la centralità del cittadino nell’azione di governo e la possibilità di elaborare e applicare modalità gestionali che liberino le risorse non impiegate per soddisfare le esigenze e i bisogni del cittadino per destinarle al miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi.

Solo attraverso la modernizzazione e la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione contribuiremo a dare impulso allo sviluppo del Paese, ma è altrettanto vero che solo attraverso una reale e fattiva autonomia amministrativa e finanziaria si potranno dotare le amministrazioni di quegli strumenti necessari a compiere questo passaggio.

Quella della modernizzazione è sicuramente una sfida difficile e appassionata; una sfida che l’amministrazione varesina deve accettare di farla impegnando risorse e personale.

Per raggiungere questo obiettivo è innanzitutto necessario creare competenze professionali e metodi gestionali finalizzati alla capacità di soddisfare le richieste del cittadino, all’ottimizzazione dei servizi, alla necessità di adeguarsi ai cambiamenti.

Si tratta di fornire un migliore accesso ai servizi, di aumentare il volume dei servizi offerti e di ridurre il tempo e le risorse a disposizione ad attività non focalizzate sul cittadino.

In altre parole anche l’amministrazione pubblica deve iniziare a produrre valore, ossia deve ricercare quelle modalità di gestione e deve attuare quelle politiche che permettano di rispondere alle esigenze dei cittadini e delle imprese senza dover ricorrere ad un aumento della pressione tributaria o fiscale e dei prezzi richiesti per i servizi.

So bene che questo non è affatto facile, soprattutto se consideriamo quelle che sono da un lato le condizioni delle casse dello Stato e dall’altro i devastanti effetti per gli enti locali delle ultime leggi finanziarie, ma ritengo, altresì, che la strada, la sfida della modernizzazione sia l’unica strada percorribile per garantire una reale risposta alle esigenze di sviluppo dl Paese, per garantire una sempre maggiore efficienza dei servizi.

D’altra parte non si può dimenticare che oltre la metà del bilancio di un Comune è dedicato alla voce” servizi per i cittadini” e che in Italia circa il 70% della spesa sociale è in realtà welfare locale. E in questo ambito, Varese fa egregiamente la sua parte.

Infatti per sostenere e sviluppare questa “centralità del cittadino”, l’attuale Giunta, anche a fronte dei tagli dei trasferimenti, ha deciso da un lato di liberare le risorse che non sono impegnate nelle attività tipica e dall’altro sviluppare politiche di contenimento della rigidità della spesa, ricercare forme di finanziamento che riducano la spesa per gli oneri finanziari liberando risorse per aumentare la quantità e la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Il modello di sviluppo che siamo chiamati a perseguire è quindi riportabile al alcuni elementi essenziali: fornire risposte positive ed efficienti alle richieste dei cittadini in tema di miglioramento della qualità della vita nelle città; garantire un miglioramento dei rapporti dell’Istituzione Comune con tutte le realtà del territorio; raggiungere una maggiore efficienza delle condizioni di base per un ulteriore crescita dei sistemi produttivi locali.

Un progetto di questo genere richiede grandi capacità di investimento e solo pochissimi comuni possono contare su risorse proprie da investire in tali processi.

La scarsità di risorse, in effetti, costituisce un problema comune a tutte le amministrazioni, grandi o piccole che siano.

Sulla base di questo complesso ed articolato scenario finanziario, è stata impostata la manovra complessiva per l’esercizio 2008 tenendo conto che del triplice vincolo della crescente rigidità delle sue componenti di spesa, della difficoltà di espansione delle risorse e della scelta di sviluppo dei servizi, anche dei minori trasferimenti statali, della ricaduta sui bilanci degli oneri del Contratto Nazionale per i dipendenti degli enti locali , delle limitazioni alle possibilità di utilizzare forme flessibile di lavoro o collaborazioni per esigenze particolari degli enti

Analizzando il dettaglio dei dati aggregati si rileva che la parte corrente presenta un avanzo economico di € 458.060,00, dovuto ad alcune entrate correnti che per loro natura sono destinate al finanziamento di spese d’investimento specifiche.

Le spese correnti e le quote annuali d’ammortamento mutui ammontano ad € 86.847.350 e vengono finanziate con entrate correnti per € 77.400.305, con quota di proventi concessioni edilizia per € 3.087,729, con quota dell’avanzo d’amministrazione presunto 2007 per € 734.747 destinate alle spese correnti U.T., con una quota di plusvalenze patrimoniali per € 460.000.

In particolare:

– le entrate tributarie ammontano a  34.990.036  di €, rappresentano il  45,9% delle entrate correnti;

– le entrate extratributarie ammontano a 19.498.164 di €, rappresentano il 25%;

– i trasferimenti da Stato, Regioni e altri Enti ammontano a € 23.370.164, pari al 30% del totale entrate correnti.

Le spese correnti sono principalmente relative a :

– spese per il personale per € 28.297.039 pari al 36% del totale spese correnti;

– spese per beni e servizi per € 36.013.067 pari al 45,7 del totale;

– trasferimenti a terzi per € 6.830.760 pari al 8,7%;

– interessi passivi per € 2.117.021 pari al 27%.

Si evidenzia che nell’ottica della razionalizzazione delle spese per acquisto beni, a prestazioni servizi e utilizzo beni di terzi sono previste per importi decisamente inferiori a quelli assestati nel 2007.

La manovra di Bilancio complessiva ha cercato di contemperare la volontà di mantenere un sempre elevato standard qualitativo e quantitativo dei servizi con le risorse finanziarie disponibili, senza ricorrere ad incrementi tariffari e tributari.

Il piano degli investimenti del Bilancio preventivo 2008 ammonta a  22.157.575  di €. Tali investimenti sono finanziati per 3.536.319 € con mutui da contrarre, per      1.823.000 € con devoluzione mutui, e per 125.000 di €  con FRISL regionale, per € 6.985.953 con proventi concessione edilizie, per € 2.809.000 con alienazioni patrimoniali e cimiteriali, per € 4.511.580 con contributi da enti pubblici e privati, per € 2.366.724 con quota d’avanzo d’amministrazione presunto 2007 e avanzo economico 2008.

Rilevo che tra gli investimenti previsti per il 2008 vi sono poste di rilievo quali la quota a saldo per € 4.900.000 a carico comunale dovuta dalla Provincia per la realizzazione della tangenziale nord est e finanziato con i proventi derivanti dal primo piano integrato di intervento da attuarsi nel comparto dell’ex area RIV SKF.

Un aspetto rilevante è rappresentato dalla ricerca di una struttura finanziaria equilibrata del bilancio comunale che deve essere supportata da una incisiva e adeguata politica di contenimento della spesa e di dismissioni patrimoniali tali da garantire un equilibrio complessivo del bilancio e nel contempo una non penalizzazione delle possibilità future di investimento.

Un altro aspetto rilevante è costituito dal processo di razionalizzazione delle spese attraverso l’individuazione di inefficienze e diseconomicità, cui ha sicuramente contribuito il P.E.G. , che rappresenta un valido strumento di responsabilizzazione dei dirigenti.

Questa politica di bilancio continuerà con sempre maggiore determinazione perché solo con un sempre più rigoroso contenimento dei costi e un’azione di dismissione dei beni non strategici, si potrà sostenere una politica di sviluppo, ancor più necessaria proprio nei momenti di difficoltà economica quale quello attuale.

Il rilevante piano degli investimenti in opere pubbliche previsto e il processo di aggregazione di Aspem con altre società regionali, sono per questa amministrazione interventi necessari proprio per sostenere lo sviluppo dell’economia della nostra città senza piegarsi a una visione pauperistica dannosa e improduttiva.

E così anche le dismissioni patrimoniali consentono di procedere ad una graduale riduzione del ricorso all’ indebitamento in essere liberando risorse da destinare ai nuovi servizi e alla realizzazione di nuove infrastrutture.

Non è nel mio stile rispondere alle polemiche o agli emendamenti che ci saranno a seguito della presentazione di questo bilancio, ma a certi tuttologi basterebbe molto probabilmente ricordare ciò che diceva Machiavelli, cioè che “ci sono uomini che sanno tutto, peccato che questo sia tutto quello che sanno” – soprattutto quando sono infondate o riguardano scienze e materie – l’ittiologia, in questo caso – che poco conosco, ma a chi è avvezzo ad esprimersi ricorrendo ad allegorie che hanno a che fare con il mondo animale vorrei segnalare che qui a Palazzo non ci sono vasche o acquari in cui nuotano squali o barracuda.

Ritengo che i cittadini varesini siano in grado di giudicare sulla base dei risultati ottenuti piuttosto che di emendamenti che sanno di slogan stantii e monotoni: e questo è il solo giudizio che ci interessa.

Aldilà, comunque, e oltre il gioco delle parti e la dialettica tra maggioranza e opposizione, non posso nascondere che quest’anno, proprio per le ragioni che ho evidenziato nel corso di questa relazione, il lavoro fatto per la predisposizione del Bilancio preventivo 2008 è stato particolarmente impegnativo.

La soddisfazione per il risultato ottenuto si accompagna alla consapevolezza di aver fatto fino in fondo il nostro dovere.

Le cifre che vi ho presentato evidenziano, comunque, innanzitutto la professionalità e la serietà delle persone che hanno lavorato alla redazione di questo Bilancio e che quotidianamente si prodigano nella ricerca dell’equilibrio tra il rigore dei numeri e i bisogni dei cittadini, tra la necessità del raggiungimento del pareggio e la programmazione delle politiche di sviluppo e di investimento per la nostra Città.

Proprio per questo permettetemi, innanzitutto, di ringraziare la Dott.ssa Rita Furigo, i dipendenti tutti del Servizio Risorse Finanziarie per la loro non comune dedizione al lavoro e per la passione che sanno trasmettere in  un lavoro che può sembrare arido ma che vi assicuro arido non è.

Alla preparazione di questo Bilancio Preventivo hanno collaborato, ognuno per il settore di propria competenza, i dirigenti, il Sindaco, il Vice Sindaco e tutti gli Assessori della Giunta: a tutti loro và il mio grazie

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Pubblicato il 14 Marzo 2008
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