Sinistra: «Veltroni e l’astensionismo ci hanno ammazzato»
I leader provinciali e regionali della Sinistra Arcobaleno analizzano la pesante sconfitta subita dal loro schieramento
Maria Agostina Pellegatta, senatrice uscente del PdCI : «Siamo di fronte a una sconfitta che elimina la sinistra dal Parlamento per la prima volta dal 1948. È una disfatta figlia della scelta di Veltroni di tenerci fuori dalla gara – una decisione sciagurata che ha consegnato il Paese a Berlusconi su un piatto d’argento. Le conseguenze, nel contesto di crisi attuale che parte dagli stessi Stati Uniti, saranno le più gravi. A pagare saranno i ceti più deboli, mentre i ricchi diventeranno ancora più ricchi».
Mario Agostinelli, consigliere regionale indipendente di Rifondazione comunista e responsabile di UnAltraLombardia: «La sinistra ha perso la sua rappresentanza in parlamento. Questa scomparsa è uno spartiacque della storia europea, quella della lotta per i diritti, della rappresentanza dei conflitti nel lavoro. È la prima volta che l’arco costituzionale, quello per cui si celebra il 25 Aprile, viene irrimediabilmente stravolto. È un fatto gravissimo dovuto sia alle scelte strategiche di Veltroni, che non ha sfondato al centro spazzando via noi; sia all’astensionismo e il richiamo al voto utile. È stato fatto votare il Paese in un clima presidenziale, facendo passare il messaggio che si potesse vincere senza un conflitto. Bisogna sfatare anche il fatto che la Lega e Berlusconi siano conflittuali tra loro: entrambi hanno nel loro dna una rappresentanza interclassista, una congiuntura tra operai e padroni uniti contro lo Stato e le sue istituzioni. Comportamento che vuole ottenere benefici per i ricchi escludendo tutti gli altri. Questa maggioranza rinforzata dall’indebolimento della sinistra tenderà a mettere tutto sotto controllo, sindacato compreso. Quest’ultimo avrà un ruolo fondamentale anche per il Pd. La Sinistra arcobaleno è indubbio che dovrà fare autocritica, anche perché il cartello dei quattro non ha pagato. Non abbiamo saputo rappresentare i bisogni della gente e perciò bisogna ripartire da una rappresentanza dal basso per ricostruire una forza popolare. Ci vorranno però tempi lunghi».
Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi: «Mi aspettavo un risultato negativo, ma non così devastante. Si usciva da un’esperienza di Governo che aveva deluso i nostri elettori e quindi la flessione era nell’aria. Non ha pagato la distanza della Sinistra Arcobaleno dai bisogni reali della gente. Ad esempio, la sicurezza è un concetto di sinistra, non della destra. Noi dobbiamo garantire l’accoglienza a chi vuole integrarsi. Io vorrei accogliere tutti ma non si può se dall’altra parte non c’è questa volontà. Tra una vecchietta pensionata che viene derubata e il rom che la deruba, io devo stare dalla parte della vecchietta. Comunque per noi Verdi la Sinistra Arcobaleno è stata solo un’alleanza elettorale. Bisogna recuperare fiducia nella gente, perché è passato il messaggio del verde come di colui che è sempre contro e mai a favore. Un’immagine falsata».
Ivana Brunato, segretario provinciale della Cgil: «Il risultato è diverso da quello che mi aspettavo, direi sorprendente, anche se siamo in un territorio monopolizzato dalla Lega Nord. Si ripropone ciò che è successo nel ’94. In questo caso ha fatto sentire il suo effetto anche la caduta del Governo Prodi che non ha saputo rappresentare gli interessi delle fasce più esposte a certi umori. La Pdl ha saputo incanalare questo malumore nel proprio schieramento. Ritengo anche che prima di fare analisi bisognerebbe analizzare molto bene i flussi di voto. Si capirà che tipo di trasposizione di voti c’è stata da uno schieramento all’altro. Veltroni ha le sue responsabilità: lui voleva far l’americano, ma si è dimenticato di essere nato in Italy. Qualcuno all’interno del sindacato è rimasto annichilito, ma tra le cose da evitare c’è anche quella di non individuare il nemico in chi ti sta più vicino».
Rocco Cordì, coordinatore regionale di Unaltralombardia: «Intanto bisogna prendere atto che è una sconfitta non solo elettorale. Qui c’è di mezzo la cultura, l’immagine, l’identità di una sinistra che va completamente ripensata alla luce di quello che accade nel mondo. Una sconfitta così grave non puo’ essere liquidata con qualche errore o con la politica dei due anni del governo prodi. La crisi della sinistra ha radici più lontane nel tempo. C’è una sinistra diffusa nel Paese che non oggi non è rappresentata e che non rappresenta nemmeno la Lega – nonostante alcune dichiarazioni – che ha avuto l’intuizione di territorializzare il conflitto, cosa che la sinistra non poteva fare. La lega ha agitato lo spauracchio dell’insicurezza, della paura in un popolo che negli anni ha visto venir meno le proprie sicurezze a partire dla luogo di lavoro. E questo ha pagato il Carroccio. La sinistra che si è ripiegata su se stessa fino ad esaurirsi, difendendo una vecchia identità, fatta di autoreferenzialità, mette a nudo un problema vecchio di almeno vent’anni. Da dove si riparte? Certamente non da Diliberto o da quello che dice la Pellegatta. E poi, la scomparsa dei comunisti dalle istituzioni non è la scomparsa dei comunisti dal Paese: una parte di quella sinistra, che oggi piangiamo defunta, milita nel Pd, attirata dalla sirena del voto utile; un’altra è in attesa di qualcosa di nuovo»
Pippo Pitarresi, consigliere comunale e segretario del Pdci di Varese: «Abbiamo pagato quello che Veltroni ha voluto. Non abbiamo saputo trasmettere quei valori che noi sentivamo come alternativi ai due schieramenti principali. La gente ha ritenuto credibile il richiamo al voto utile. Al voto sono andati solo i militanti. Per noi ci sarà anche un problema di risorse per organizzare le sedi e il partito. Riusciremo a trovarle lo stesso grazie alle nostre campagne di sensibilizzazione. Comunque anche se non siamo in parlamento, i comunisti non sono scomparsi»
Antonello Corrado (Rifondazione Comunista), consigliere comunale a Busto Arsizio e candidato consigliere provinciale, vede un timidissmo spiraglio dallo spoglio delle provinciali in atto, dove la Sinistra Arcobaleno starebbe ottenendo, dice, percentuali doppie rispetto a quelle nazionali. «Voto pessimo per le camere per i motivi che oggi il ministro Paolo Ferrero esprimeva, e con i quali concordo: dal governo Prodi ci si attendeva altro, soprattutto una equa redistribuzione del reddito a favore dei tanti che faticano ad arrivare a fine mese. Da un lato la Sinistra Arcobaleno è stata smascherata come cartello elettorale per il voto anticipato, dall’altra il famoso "voto utile"… è stato inutile».
Cinzia Colombo, consigliere comunale a Gallarate, definisce il dato nazionale della Sinistra Arcobaleno «una sconfitta pesante e inattesa nelle proporzioni, siamo fuori dal Parlamento». Fra le ragioni cita il "voto utile" per il PD, ma anche il fallimento nel tentaivo di «rendere più facile la vita ai lavoratori», che «ha deluso il nostro elettorato. In molti non sono andati a votare». Non resta che «imparare dalle sconfitte per ricostruire: parlamentari o no, non finisce qui».
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