Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone in Parlamento
Nel libro "I complici" Lino Abbate e Peter Gomez svelano i legami strettissimi tra Cosa Nostra e la politica e il ruolo perverso giocato dai colletti bianchi
Ricostruendo minuziosamente come si è stretto il cerchio attorno a Bernardo Provenzano, latitante per quarantatre anni e catturato dagli uomini guidati da Renato Cortese l’11 aprile del 2006 in una masseria nella contrada Montagna dei Cavalli, " I Complici" di Lino Abbate e Peter Gomez, sottotitolato "Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone in Parlamento", è un libro che scotta. Gli autori svelano i legami strettissimi tra Cosa Nostra e la politica e il ruolo perverso giocato dai colletti bianchi (medici, commercialisti, avvocati, ingegneri, ecc.), parte attiva di quella "borghesia mafiosa" ben analizzata a suo tempo da Umberto Santino del Centro documentazione Peppino Impastato.
È un libro che scotta, perché lo stato "deviato" della nostra informazione televisiva punta i riflettori sui processi di Cogne e di Erba piuttosto che sui fatti e i processi di mafia, per cui i nomi eccellenti dei politici oggettivamente collusi con Cosa Nostra o anche condannati rimangono sotto traccia, cosicchè chi come Lino Abbate vuol esercitare liberamente il suo mestiere a Palermo si ritrova per forza di cose sotto scorta.
D’altronde, se " il principio di elementare prudenza che porta, nelle democrazie mature, a escludere ed emarginare chi ha amicizie discutibili, chi tiene comportamenti non trasparenti, in Italia non scatta mai " , come sorprendersi se Cuffaro dopo la sentenza del processo " Talpe alla Dda" mangi i cannoli, dubitando sull’opportunità di dimettersi o meno da Presidente della Regione Sicilia.
Quando si arriva a controllare interamente il ciclo degli appalti ed il sistema di assistenza sanitaria, dato che vi sono ben 1846 ambulatori e laboratori convenzionati con il pubblico e la Regione Sicilia rimborsa anche i ricoveri nelle strutture private che avvengono all’estero, ciò significa che Cosa Nostra è riuscita a unire ad un presidio capillare del territorio un meccanismo ben oliato di compromissione ad ogni livello dei gangli di potere della pubblica amministrazione non solo regionale.
Un meccanismo che, avvalendosi pure dei legami con la massoneria, è riuscito a " coprirsi le spalle " anche a sinistra, integrando le imprese e le cooperative vicine al PCI, al punto che venuta meno ogni diversità tra le forze politiche, l’unico baluardo è rimasto quello affidato alla magistratura; che quando interviene, come nel caso della sanità, fa saltare i costi gonfiati delle prestazioni erogate ad esempio per il ciclo del tumore al seno, che costava 48.400 €uro contro i 2.300 €uro di oggi.
Non a caso Pio La Torre ha pagato con la vita la sua battaglia contro il sistema mafioso e per la legge sul sequestro dei beni, mentre il dalemiano di ferro Vladimiro Crisafulli è stato adirittura promosso in parlamento, nonostante vi fossero tutti i requisiti per stroncarne la carriera politica, stante i rapporti intessuti con il boss nisseno Raffaele Bevilacqua, avvocato .
Ma se Abbate e Gomez tassello dopo tassello espongono le convergenze oggettive che si sono materializzate storicamente tra le forze politiche e Cosa Nostra, a partire dalla vecchia DC sino a giungere a Forza Italia, altrettanto inflessibili si dimostrano con alcune scelte compiute dalla sinistra in parlamento, non sempre coerenti con le auspicate esigenze di una ferrea legislazione antimafia.
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Lirio Abbate e Peter Gomez
" I Complici"
Fazi Editore
pag. 353
€ 15,00
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