“Ho mal di testa e sono molto arrabbiato”
Parla Riccardo Andreotti, il ventinovenne aggredito in casa sua da un ladro che se lo è trovato davanti probabilmente senza aspettarselo
Dopo la brutta avventura resta un misto di rabbia e fastidio, oltre ad un gran mal di testa. È questo il riassunto dei sentimenti di Riccardo Andreotti, il ventinovenne figlio dell’ex sindaco di Caronno Varesino aggredito da un ladro che ieri, venerdì 9 maggio, è entrato nella villa di famiglia in via Macchi per rubare. Il furto si è trasformato in rapina con tanto di piccola ferita al capo (5 punti suturati in ospedale a Varese), provocata da una botta inflitta con un cacciavite, l’unica “arma” in possesso del topo d’appartamento diventato aggressore. Le indagini dei carabinieri di Saronno per rintracciare l’uomo, dalle descrizioni dell’aggredito forse uno slavo, proseguono, ma è come cercare un ago in un pagliaio.
Riccardo, tra mal di testa e arrabbiatura che stentano ad andarsene, racconta così i fatti: «Me lo sono trovato davanti in camera, appena sveglio – spiega -. Un risveglio orribile con la faccia di uno sconosciuto davanti alla mia. Mi ha detto di girarmi, mi ha legato le mani con un cavo elettrico preso nella stanza accanto e mi ha immobilizzato. Mi sembrava pazzesco fosse solo, probabilmente non si aspettava di trovarmi lì. Non avevo paura, ma non ho reagito perché non mi sembrava il caso di rischiare di prendere una coltellata per nulla, e a posteriori posso dire che ho fatto bene così. Poi mi ha portato in giro per la casa, ha rovistato un po’ dappertutto, ha preso tre orologi in camera dei miei, si è fatto consegnare i soldi (circa 1000 euro) ed è andato via. Prima, forse perché mi vedeva relativamente tranquillo, mi ha dato una mazzata in testa col cacciavite: le macchie di sangue infatti sono in giro per tutta la casa». Fisicamente Riccardo, neo ingegnere meccanico occupato in uno studio ad Azzate, non sta male: «La botta è stata forte, ho perso sangue, ma sto bene – racconta -. Appena il ladro è uscito, ho provato a liberarmi le mani, ma sono riuscito solo ad allentare il filo quel tanto che è bastato a chiamare mio padre e i carabinieri con il cordless».
Resta la rabbia per la brutta avventura ed una serie di episodi concatenati fra loro che fanno innervosire Riccardo ancora di più: «L’altra sera ho fatto tardi coi colleghi, siamo andati tutti a mangiare fuori con l’accordo che oggi non saremmo andati presto in ufficio – spiega -. Forse se fossi tornato prima a quell’ora sarei stato già sveglio e non sarei stato nemmeno in casa, evitando la mazzata alla testa. Ora provo un fastidio enorme per quello che è successo, anche se penso di aver fatto tutto quello che potevo. A mente fredda la rabbia cresce sempre di più, meno male che sono stato lucido e non ho fatto gesti inconsulti». Nel pomeriggio di oggi, sabato 10 maggio, Riccardo Andreotti tornerà in caserma dai carabinieri per un’analisi delle foto segnaletiche e per aiutare i militari a stendere un identikit preciso del ladro-rapinatore che lo ha: «Ricordo bene la sua faccia – dice -. All’inizio ero convinto fosse sudamericano, forse per gli zigomi pronunciati e per la corporatura. Poi ripensando a come parlava, all’accento e alla pronuncia, mi sono convinto sia slavo».
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