Restano in carcere il responsabile dell’urbanistica e la sua compagna
I due, accusati di concussione in concorso, sono stati ascoltati dal gip davanti ai propri avvocati che chiedono gli arresti domiciliari
Sono stati convalidati dal giudice per le indagini preliminari Chiara Venturi gli arresti del dirigente del settore programmazione territoriale del Comune di Gallarate Luigi Bossi e della sua compagna architetto Federica Motta dopo l’interrogatorio di garanzia svoltosi questa mattina, mercoledì 28 maggio, nel tribunale di Busto Arsizio. I due sono accusati di concussione in concorso per aver abusato delle proprie qualità, inducendo svariati costruttori/imprenditori, solo in parte identificati, ad attribuire alla compagna convivente, architetto Federica Motta, la progettazione e/o direzione di lavori in tal modo autorizzati, ricevendo denaro od altra utilità o accettandone la promessa. Gli avvocati, da parte loro, hanno chiesto al giudice la concessione degli arresti domiciliari per entrambi gli arrestati non essendoci, secondo loro, pericolo di inquinamento di prove e nemmeno pericolo di fuga.
Sui contenuti dell’interrogatorio c’è il più stretto riserbo da parte del sostituto procuratore della Repubblica Roberto Pirro, titolare dell’inchiesta. Tuttavia la lunghezza dell’interrogatorio di Luigi Bossi, oltre tre ore, lascia qualche dubbio subito fugato dal suo avvocato Tiberio Massironi che ha sottolineato come le accuse si basino «essenzialmente su intercettazioni ambientali estrapolate dal contesto e che sono state spiegate chiaramente dal mio assistito». L’avvocato fa riferimento ad una delle tante intercettazioni ascoltate durante l’interrogatorio che riguarda una ciminiera abbattuta (che non era vincolata ma ha fatto arrabbiare l’amministrazione) e che Bossi avrebbe chiesto «di ricostruire con gli stessi mattoni che la componevano e che se non fosse stato fatto i lavori non avrebbero potuto proseguire».
Massironi prende ad esempio questa interecettazione per dimostrare come nulla sia imputabile al suo assistito. Nessun riferimento a casi specifici, piani integrati di intervento, procedure particolari. La compagna di Bossi, Federica Motta, si è avvalsa della facoltà di non rispondere ed è uscita dopo pochi minuti dall’aula. Il suo avvocato Cesare Cicorella ha confermato le richieste del suo collega per gli arresti domiciliari. Il magistrato, comunque, ha ottenuto dal giudice il prolungamento dell’indagine. All’accusa tocca, ora, la prossima mossa.
Sui contenuti dell’interrogatorio c’è il più stretto riserbo da parte del sostituto procuratore della Repubblica Roberto Pirro, titolare dell’inchiesta. Tuttavia la lunghezza dell’interrogatorio di Luigi Bossi, oltre tre ore, lascia qualche dubbio subito fugato dal suo avvocato Tiberio Massironi che ha sottolineato come le accuse si basino «essenzialmente su intercettazioni ambientali estrapolate dal contesto e che sono state spiegate chiaramente dal mio assistito». L’avvocato fa riferimento ad una delle tante intercettazioni ascoltate durante l’interrogatorio che riguarda una ciminiera abbattuta (che non era vincolata ma ha fatto arrabbiare l’amministrazione) e che Bossi avrebbe chiesto «di ricostruire con gli stessi mattoni che la componevano e che se non fosse stato fatto i lavori non avrebbero potuto proseguire».
Massironi prende ad esempio questa interecettazione per dimostrare come nulla sia imputabile al suo assistito. Nessun riferimento a casi specifici, piani integrati di intervento, procedure particolari. La compagna di Bossi, Federica Motta, si è avvalsa della facoltà di non rispondere ed è uscita dopo pochi minuti dall’aula. Il suo avvocato Cesare Cicorella ha confermato le richieste del suo collega per gli arresti domiciliari. Il magistrato, comunque, ha ottenuto dal giudice il prolungamento dell’indagine. All’accusa tocca, ora, la prossima mossa.
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