“Il nostro culto è diverso ma è una voce del territorio”

L'Islam può convivere con le leggi dello Stato Italiano? Se ne è discusso in un incontro organizzato dall'Associazione culturale islamica

«I cinque pilastri dell’Islam sono permessi nello stato italiano. Chi non si sente libero di rispettare i rituali di culto della nostra religione ha il dovere di emigrare verso un altro luogo».
I "pilastri" di cui parla Franco Sulayman La Spina, presidente dell’associazione culturale islamica di Sesto Calende, sono la "testimonianza di fede", la preghiera cinque volte al giorno, il digiuno durante il Ramadan, il pellegrinaggio alla Mecca e il versamento dell’imposta "di purificazione". Sono i doveri che ogni musulmano osservante deve rispettare.
In Italia sono liberi di farlo? Se ne è discusso
ieri sera, alla sala conferenze del comune, durante un incontro dedicato al dialogo e alla conoscenza della cultura e delle tradizioni islamiche. Ospiti della serata AbduSabur Turrini, direttore generale della Comunità religiosa islamica (Co.re.is) che ha illustrato l’etica islamica e Aisha Lazzerini, del Comitato giuridico del Co.re.is che ha presentato la collaborazione della comunità con lo stato italiano nella realizzazione della Carta di Amato e l’impegno per arrivare a un’intesa anche formale.
«L’Islam può convivere con le altre religioni in un ambiente che non è necessariamente islamico – ha aggiunto La Spina -. Dobbiamo stare attenti alle strumentalizzazioni dei fatti che avvengono al di fuori del nostro contesto religioso e riappropiarci del nostro destino. Chiediamo la possibilità di stipulare alcune convenzioni con gli enti pubblici per quanto riguarda ad esempio l’alimentazione dei nostri figli nelle scuole e la possibilità di celebrare le nostre feste religiose e poi siamo disponibili al dialogo con chi vuole saperne di più in merito alla nostra cultura. Siamo una delle voci di questo territorio». L’associazione culturale islamica di Sesto Calende rappresenta una delle realtà più radicate tra gli immigrati del paese. La maggior parte dei suoi componenti sono cittadini senegalesi.
«In sala erano presenti immigrati e cittadini sestesi, questo dimostra che l’interesse a comprendere c’è – ha spiegato il consigliere provinciale del Pd Roberto Caielli -. È stata un’occasione per approfondire le questioni importanti del rapporto tra Islam e diritto italiano e anche per ragionare sulla necessità di raggiungere un’intesa come in altri paesi europei. Sarà il ministro Roberto Maroni a decidere su questo».  

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Pubblicato il 21 Giugno 2008
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