L’agopuntura funziona e non solo per i cinesi

Parlano i terapisti svizzeri e italiani. In genere le pazienti sono donne di mezza età, di cultura medio alta e vivono la nord. L'evidenza scientifica è sostenuta da importanti isitituzioni occidentali

«Oggi è normale parlare di agopuntura e medicine alternative. Ci sono corsi universitari, c’è una federazione delle scuole di perfezionamento e, dal 1999, un protocollo accettato dall’Istituto superiore di sanità. Ma non più di vent’anni fa non si poteva quasi dire che si studiava agopuntura, il massimo della considerazione era l’affermazione  “serve a smettere di fumare”».  Alberto Lomuscio, cardiologo all’ospedale San Paolo di Milano, oltre a praticare la medicina tradizionale cinese è docente alla scuola Sowen e consigliere della Fisa (federazione italiana scuola agopuntura). «Nell’ospedale dove lavoro – continua Lomuscio – sono riuscito a fare collegamenti interdisciplinari con i colleghi di altri reparti. Come ho fatto? Sono andato a chiedere qual era il loro punto debole, quali erano i casi difficili. In neurologia, ad esempio, erano le emicranie difficili. Ma ha funzionato bene anche con la ginecologia e in cardiologia. I risultati nella fibrillazione atriale sono interessanti. Nella cura della dismenorrea, uno studio condotto su 30 pazienti, sottoposti a dieci sedute, ha evidenziato che nel 70 per cento dei casi ha migliorato il dolore, nel 20 per cento è scomparso e dopo il terzo ciclo di sedute diminuisce l’interferenza del dolore con il lavoro quotidiano. Inoltre, diminuisce notevolmente l’assunzione di analgesici».
(foto, da sinistra: Barbara Evans, Lu Jinrong, Wilma Sanzeni, Alberto Lomuscio e Giuseppe Peloni)

Wilma Sanzeni, medico specializzato in ostetricia e ginecologia e diplomata in medicina tradizionale cinese, lavora all’ospedale “BeataVergine” di Mendrisio. È una dei tre terapisti che operano nel nuovo ambulatorio di agopuntura inaugurato all’interno dell’ospedale. «Io insisto sulla parola integrazione, perché le due medicine, quella occidentale e quella cinese, non si sostituiscono. Con i pazienti  bisogna avere un duplice approccio. Qui a Mendrisio, prima vengono visitati da un medico occidentale che fa la diagnosi e poi se ne discute con i terapisti di agopuntura. Il nostro compito è indirizzarli bene, tenendo presente alcuni tabù e resistenze, come la paura dell’ago o lo scetticismo rispetto ai risultati».
Lomuscio, che è intervenuto all’inaugurazione del nuovo ambulatorio di Mendrisio, ha un’esperienza ormai decennale e conosce bene sia i pazienti che le loro resistenze: « In genere sono le donne che si avvicinano all’ agopuntura, di cultura medio alta, di mezza età e vivono al nord. Gli uomini sono più diffidenti anche se i rischi connessi all’agopuntura sono modesti e le controindicazioni quasi inesistenti. Ci puo’ essere qualche crisi vagale
o un lieve calo di pressione».

Per un medico di formazione classica non deve essere un percorso facile avvicinarsi alla medicina tradizionale cinese, perché richiede un doppio salto, culturale e di metodo. La presenza o assenza di evidenza scientifica è l’argomento più dibattuto tra i sostenitori e i detrattori delle medicine alternative. «Non voglio fare l’avvocato del diavolo – dice Giuseppe Peloni, chirurgo al “Beata Vergine”, anch’egli terapista del nuovo ambulatorio – ma prima di criticare occorre vedere le fonti. E non parlo di studi cinesi fatti da cinesi per riviste cinesi. I dati scientifici sull’agopuntura, grazie alla rete, sono presi dai siti di istituzioni occidentali come NHI (National Institutes of Health ndr) dove sono inserite le linee guida  dell’agopuntura e soprattutto vengono indicate le patologie da curare. L’agopuntura ha a che fare con l’Ebm, ovvero il metodo di studio che tramite trial clinici randomizzati ha garantito la comparabilità di trattamenti, iter diagnostici e clinici, più di quanto si pensi».

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Pubblicato il 23 Giugno 2008
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