Federalismo e pallone. La maturità di Renzo Bossi

Il figlio del ministro Umberto Bossi ha sostenuto l’esame di maturità scientifica al collegio arcivescovile "Bentivoglio", portando una tesina sulla “valorizzazione delle identità”. «Con me c’era il figlio di Ancelotti»

«Non è ancora ufficiale, ma ce l’ho fatta». È ottimista il diciannovenne riccioluto Renzo Bossi, figlio del ministro delle Riforme per il federalismo. Ieri pomeriggio, alle 13 e 30, si è presentato da privatista davanti alla commissione del collegio arcivescovile “Bentivoglio” di Tradate per sostenere l’esame di maturità scientifica.
(foto: il ministro Umberto Bossi con a fianco il figlio Renzo allo stadio Franco Ossola di Varese)

L’erede del senatùr, forse per non tradire le attese della famiglia, ha presentato una tesina dal titolo “La valorizzazione romantica dell’appartenenza delle identità”. Tredici minuti di esposizione e poi la telefonata a papà Umberto. «Si è congratulato, anche  per il bel lavoro fatto con la nazionale della Padania. Abbiamo battuto  6 a 1 la Provenza» dice con tono trionfante. 

Renzo Bossi non ha ancora deciso che cosa farà da grande. Nel frattempo però è stato nominato in pectore segretario generale della nazionale «ombra» che rappresenta il movimento calcistico della Lega Nord. La sua è un’autentica passione, tanto che oggi volerà in Lapponia al seguito della squadra che sta disputando il campionato di calcio tra le nazioni non riconosciute.

Giura di aver letto i libri del professor Gianfranco Miglio «quelli che parlano dello stato nazionale in crisi» e anche gli scritti di Carlo Cattaneo «quelli dell’insurrezione di Milano. Ne ho parlato, partendo dall’illuminismo per arrivare al Risorgimento italiano».

Il giovane Renzo, però, ha il pallone nella testa. Non appena si accenna a temi come federalismo e globalizzazione, trova subito il modo per ricondurli al campo di calcio. E anche se la palla è rotonda riesce sempre a far quadrare il ragionamento.  «In questa società che si prospetta globale, bisogna usare lo sport per lanciare messaggi politici, come abbiamo fatto nella partita contro il Tibet. E poi, noi siamo una bella squadra, abbiamo Cossato, quello del Chievo».
Nel giorno della maturità Renzo Bossi aveva due pensieri: la commissione esaminatrice e la nazionale della Padania. «A un certo punto ho visto che hanno chiamato uno. Mi son detto: “sarà mica il figlio?”. Era proprio lui, il figlio di Ancelotti».
Forse è un segno del destino.

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Pubblicato il 09 Luglio 2008
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