Il disordine finanziario nell’economia globalizzata

L'opinione del docente di Economia regionale Gioacchino Garofoli

Il disordine finanziario internazionale degli ultimi giorni richiama immediatamente la rilevanza di un approfondita discussione sulla regolamentazione del sistema economico e finanziario a seguito degli intensi processi di globalizzazione.

Il Convegno internazionale organizzato dalla Facoltà di Economia dell’Università dell’Insubria, nell’ambito delle celebrazioni del decennale dell’Università, su “Globalizzazione: la governance dello sviluppo economico”  e che avrà luogo a Como il 2 e 3 ottobre, intende fare il punto sulle questioni cruciali che il processo di liberalizzazione dei flussi finanziari e il fenomeno di intensificazione degli scambi commerciali hanno determinato negli ultimi due decenni con l’ingresso di nuovi paesi industriali, specie nel continente asiatico.

La modificazione delle condizioni di competitività internazionale, a fronte della “deregulation” dei flussi di capitale che ha determinato una crescente finanziarizzazione dell’economia e un progressivo spostamento delle risorse finanziarie da investimenti reali ad investimenti finanziari, ha prodotto reazioni rapide ed una estrema volatilità dei processi decisionali che hanno privilegiato l’obiettivo della redditività a breve termine rispetto agli obiettivi della stabilità e della sostenibilità nel medio-lungo periodo dei sistemi economici e sociali.

Diverse sono state le gravi crisi finanziarie prima dell’ultima ondata che ha preso avvio dalla crisi dei “subprime”, che ha scatenato una catena di reazioni nel sistema finanziario internazionale con costi rilevanti per gli interventi di salvataggio che sono ovviamente pagati (prima o poi) dai contribuenti delle varie collettività nazionali. 

Rapidità dei movimenti di capitale, ricerca della redditività di breve periodo, instabilità dei sistemi economici nazionali e progressiva perdita di autonomia regolativa a livello nazionale (e incapacità di realizzarla a scala europea e/o internazionale), aumento dell’incertezza da parte degli operatori economici, precarietà crescente delle condizioni di lavoro, caduta (o blocco delle crescita) della domanda aggregata nei paesi avanzati, crescenti rischi di crisi per il sistema delle imprese si collegano strettamente in una rete di interdipendenze, spesso indirette, ma che provocano reazioni a catena. 

Il Convegno di Como è opportunamente organizzato in due sessioni: la prima ha ad oggetto l’analisi degli effetti della globalizzazione alla scala internazionale; la seconda ha ad oggetto l’analisi delle ricadute sulle economie nazionali, in particolare sull’economia italiana.

Nella discussione delle questioni a scala internazionale saranno analizzati il ruolo dei flussi finanziari internazionali e il ruolo dei tassi di cambio, con la conseguente instabilità finanziaria, la modifica della divisione internazionale del lavoro a seguito del progressivo spostamento della produzione manifatturiera nei nuovi paesi industriali, la necessità di strategie pubbliche per lo sviluppo e di un ruolo più efficace di controllo e di regolazione da parte degli organismi internazionali.    

A scala internazionale si nota, infatti, la fine della fase di incrollabile fiducia sulle capacità taumaturgiche del mercato regolatore e nel cosiddetto “Washington consensus”; ciò sta dando luogo ad una crescente richiesta di nuove regolamentazioni a livello internazionale, con un ruolo più cogente e con maggiori capacità di intervento – cioè con più risorse e più potere regolatorio – negli organismi internazionali (ovviamente da ristrutturare profondamente).

A livello nazionale, saranno analizzati, da un lato, gli effetti dell’ingresso di nuovi “competitors” nel gioco competitivo internazionale e le sfide e le opportunità per l’economia italiana e, dall’altro, gli spazi di governo dei processi di cambiamento attraverso le manovre di politica economica. Le sfide portate dai processi economico-finanziari internazionali mostrano la insostenibile leggerezza della strumentazione di politica economica nazionale, che non consente di difendere l’economia dai rischi economico-finanziari provenienti dall’esterno; ciò deve dunque portare ad una riflessione più ponderata sia sulla necessità di effettuare investimenti per la competitività e l’innovazione (vale a dire determinare comportamenti “virtuosi” del sistema delle imprese) sia sulla necessità di trovare vie sostenibili di efficace e coerente politica economica che non possono che essere raggiunte alla scala europea.

 

 

Allegato

 

Breve presentazione dei relatori

 

Robert Wade, economista della London School of Economics, esperto di economia internazionale; ha recentemente pubblicato il libro Rethinking development policy: A new consensus

Shaid Yusuf, Economic Adviser, Development Economics Research Group, World Bank, (Washington), esperto dello sviluppo delle economie asiatiche; ha lavorato a lungo (ed ha pubblicato diversi lavori) con Josep Stiglitz (Premio Nobel dell’economia nel 2001).

Josep M. Bricall, Professore di Economia Politica, esperto di teoria della crescita e della distribuzione, è stato Rettore dell’Università di Barcellona e Presidente dei Rettori Europei, già Membro del Consiglio della United Nations University, Membro del Comitato di valutazione del Ministero dell’Università in Francia

Isaac Minian, professore di Economa Internazionale presso la Universidad Nacional Autónoma de México, consulente dell’OCSE.

 

Alberto Quadrio Curzio, Università Cattolica, esperto di economia ed istituzioni internazionali, editorialista de Il Sole 24 Ore.

Fabrizio Onida, Università Bocconi, esperto di economia internazionale, Past Presidente dell’ICE, editorialista de Il Sole 24 Ore

Beniamino Quintieri, Università di Roma Tor Vergata, Presidente della Fondazione Masi, Past presidente dell’ICE

Mario Deaglio, Università di Torino, esperto di economia internazionale, editorialista de La Stampa

Anna Maria Tarantola, Vice Direttore della Banca d’Italia

Sergio De Nardis, ISAE-Istituto di Studi e Analisi Economica

Fabio Sdogati, Politecnico di Milano, esperto di economia internazionale

Fabrizio Guelpa, Ufficio Studi di Intesa-Sanpaolo

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Pubblicato il 22 Settembre 2008
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