Inaugurata la “casa dei comuni”
Sono 300, fra provincia di Varese e non, i comuni che fanno parte dell’Unione provinciale enti territoriali. La sede è intitolata a Silvio Fiorini
Alla fine sono arrivati anche gli auguri del ministro Roberto Maroni, assente giustificato perché bloccato a Mosca. E così è stata inaugurata oggi, alla presenza di sindaci
e vari esponenti politici, la nuova sede di Upel, l’Unione provinciale enti locale. La sede in via Como 40 – costata in tutto fra acquisto e ristrutturazione 800mila euro – è stata intitolata a Silvio Fiorini presidente di Upel fino al 2006 e sindaco di Pino sul Lago Maggiore recentemente scomparso.
La cerimonia, con tanto di banda, è iniziata alle 10. Dopo il taglio del nastro gli interventi delle varie istituzioni hanno tracciato un quadro piuttosto negativo della situazione finanziaria in cui versano attualmente i comuni, soprattutto quelli piccoli, ma anche elogiato l’importanza della compattezza. Insomma, per tutti vale il motto “l’unione fa la forza”. «Questa sarà la casa comune dei 300 comuni iscritti a Upel» esordisce l’attuale presidente Upel Valentino Del Grande (nella foto, in mezzo), sindaco di Bardello. Oltre infatti a tutti e 141 i comuni della provincia di Varese ce ne sono sette di Verbania, undici di Novara, sei di Milano, tredici di Lecco, 53 di Como oltre a 15 enti vari, fra cui le Comunità Montane. L’obiettivo dell’Unione è quello di agevolare l’attività dei Comuni offrendo servizi, in particolare ai più piccoli che da soli, oltre ai problemi economici, hanno difficoltà ad affrontare certe situazioni. «Forniamo ad esempio consulenza legale ai piccoli enti – spiega Del Grande – e stiamo lavorando per la creazione di convenzioni e la messa in comune di alcuni servizi. È comunque evidente che oggi gli enti locali fanno fatica. Anche la scelta di abolire l’Ici, non è stata ben vista dai comuni. Speriamo che il federalismo possa compensare queste perdite. Da parte nostra c’è buona volontà, ma il vero spendaccione è lo Stato. A Maroni farò avere questo messaggio, di ripensare alla posizioni espresse sulle Comunità Montane, la loro mancanza porterà delle ricadute negative».
Un grido di dolore che agli amministratori non è certo sconosciuto. «È una richiesta del tutto fondata e serve una risposta non retorica – spiega Raffaele Cattaneo, assessore regionale alle
Infrastrutture che analizza anche le cause di questa situazione -. Comuni, Provinca e Regioni vivono una reale situazione di insostenibilità economica. Insomma, negli anni ottanta e novanta abbiamo fatto le cicale, ora non riusciamo a fare le formiche. Prima le spese erano sostenute con l’indebitamento pubblico e ora paghiamo all’anno 70miliardi di interessi sul nostro debito che è pari al 102 per cento del Pil. Negli altri stati europei è la metà. Con quei soldi potremmo invece fare dieci Pedemontane all’anno». La soluzione, secondo Cattaneo, sta nel federalismo fiscale. «Ognuno deve pagare per sé, non la parte degli altri soprattutto quando sono spendaccioni». Anche per Dario Galli (nella foto, primo da destra), presidente della provincia di Varese, servono nuove soluzioni. «Sono giuste e ben accolte queste iniziative, ma non basta. I Comuni non hanno solo difficoltà economiche, ma anche a svolgere la loro attività amministrativa. Devono avere nuove competenze e risorse, come nel modello svizzero, dove i soldi versati dai cittadini finiscono direttamente nella casse del comune». Anche Attilio Fontana, sindaco vareisino, punta il dito sugli “sprechi romani” e sull’importanza dell’unione. «Dovremmo spogliarci da tutti gli ideologismi per difendere il territorio, ma la realtà non è così. Martedì i comuni di medie dimensioni, anche Varese, erano convocati a Roma dal ministro Maroni, come era già successo in passato con buoni risultati. Settimana prossima però tutto salta: i comuni di centro sinistra non parteciperanno perché in disaccordo con le decisioni prese in tema di immigrazione. Così non va, dobbiamo spogliarci dalle ideologie e fare quadrato. A Roma lo fanno e a Catania arrivano i soldi, difendiamo il nostro territorio e non i partiti».
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