Droga e azienda: spiegato l’obbligo alla sicurezza
Le nuove direttive in merito illustrate nel corso di un incontro Univa della serie INformarsi
La sicurezza
nelle imprese passa anche attraverso la lotta all’uso delle sostanze
stupefacenti tra i lavoratori. Soprattutto per quella recentemente imposta
a determinate attività produttive dalla Conferenza Stato-Regioni. Un
accordo tra Governo ed enti locali che ha reso obbligatorio
per alcuni imprenditori l’accertamento dell’assenza di assunzione
di uso di droghe da parte di quei lavoratori con mansioni
“che comportano rischi per la sicurezza, l’incolumità
e la salute propria e di terzi”. È di questo che si è occupato
l’ennesimo appuntamento del ciclo inFORMARSI, i corsi gratuiti per
il personale delle imprese associate organizzati dall’Unione degli
Industriali della Provincia di Varese.
Una quarantina
i partecipanti all’incontro, intitolato “Tossicodipendenza e lavoro”,
che si è tenuto questa mattina, 10 dicembre 2008, a Gallarate. I cui lavori sono partiti
da alcune constatazioni statistiche. «Secondo alcuni dati
statunitensi – ha spiegato Marco Ferrario, Direttore di Medicina
del Lavoro all’Ospedale di Circolo di Varese – le perdite annuali
per le aziende derivanti da assenteismo o errori correlati all’utilizzo
di sostanze stupefacenti ammonterebbe a 60 miliardi di dollari».
Riduzione delle performance lavorative riconducibile a condizioni di
stanchezza, apatia, sonnolenza, diminuzione della concentrazione da
una parte. Dall’altra un tasso di assenteismo doppio rispetto ai non
utilizzatori.
Queste alcune delle conseguenze sul lavoro derivanti dall’uso
di droghe. Ma non solo: «A queste si deve aggiungere un aumento
del rischio infortuni quasi quattro volte maggiore poiché
l’uso di sostanze stupefacenti determina un’alterazione del pericolo
in ambito lavorativo».
Da qui l’obbligo imposto alle imprese
dal Provvedimento che la Conferenza Stato-Regioni ha adottato a fine
settembre. Atto che impone nuovi obblighi alle attività imprenditoriali
dove si svolgono le cosiddette “mansioni a rischio”. Tra queste
quelle legate ai lavori pericolosi come l’impiego di gas tossici o
la fabbricazione di fuochi di artificio. E poi ancora le attività di
trasporto che coinvolgono i conducenti di veicoli, l’esercizio ferroviario,
il personale marittimo, i controllori di volo, gli addetti alla guida
di macchine di movimentazione terra e merci.
Tutti ruoli
che impongono d’ora in avanti al datore di lavoro “di comunicare
al medico competente i nomi dei lavoratori da sottoporre ad accertamento”,
come spiegato Pier Luigi Turtura del Servizio Ispettivo Sicurezza
sul Lavoro del’Asl di Varese. Oltre alla visita di controllo obbligatoria
per affidare ad un lavoratore determinate mansioni, la normativa prevede
anche un accertamento periodico con frequenza annuale e un accertamento
richiesto dall’imprenditore “quando sussistano indizi o prove
sufficienti di una possibile assunzione”. Controlli che devono
essere effettuati, ovviamente, senza preavviso.
più comunemente ricercate durante queste visite – ha illustrato
Valeria Crespi, Responsabile del Laboratorio di Tossicologia dell’Ospedale
di Circolo di Varese – sono gli oppiacei, la cocaina, i cannabinoidi,
le anfetamine». Sostanze molto più diffuse tra la popolazione
di quanto si pensi. Da una recente indagine sulla città di Milano,
i cui dati sono stati snocciolati dal professor Marco Ferrario, è emerso
che il 10,5% ha assunto almeno una volta al mese cannabis, il 2,6% cocaina.
Il 6,4% ha preso almeno una volta nella vita un allucinogeno. Percentuale
che scende al 5,6% per le anfetamine.
Numeri di fronte ai quali
Vicenzo Marino, Direttore del Dipartimento Dipendenze dell’Asl
di Varese, ha voluto precisare che «la nuova normativa ha esteso,
in via cautelativa, l’obbligo di sospensione dalle mansioni lavorative
a rischio, non solo i tossicodipendenti, così
come già previsto da un decreto del 1990, ma anche i consumatori occasionali».
In determinati luoghi di lavoro per fare male a se stessi o agli altri
basta anche solo uno spinello.
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