Israele cessa il fuoco: scatta la tregua
Così ha deciso il governo, secondo cui gli obiettivi dell'operazione sarebbero raggiunti, ma i missili sono piovuti anche oggi su Israele. L'Egitto lavora febbrilmente ad una mediazione, domenica vertice a Sharm
Giunge finalmente a rischiarare il cupo scenario della battaglia di Gaza, dopo oltre mille morti, gravi devstazioni, migliaia di feriti e decine di migliaia di senzatetto, la decisione del governo israeliano di cessare unilateralmente il fuoco a partire dalla mezzanotte. Lo ha ufficializzato il primo ministro, Ehud Olmert, a conclusione di una lunga riunione con i ministri. Secondo il capo dell’esecutivo, Hamas è stata colpita pesantemente (il che non ha però impedito la continuazione fino ad oggi degli attacchi missilistici contro località confinanti con la striscia di Gaza) e gli obiettivi dell’operazione "Piombo fuso" sarebbero stati centrati.
Stop ai bombardamenti, ai colpi d’artiglieria e ai combattimenti, dunque: almeno in teoria. Hamas preme ora per un completo ritiro dei soldati di Tsahal, in modo da poter cantare "vittoria" in un conflitto che ha messo a dura prova l’immagine internazionale di Israele senza invece poter arrecare danno a quella già compromessa degli islamisti palestinesi, al potere nella Striscia di Gaza dal 2006 e piuttosto isolati nel contesto internazionale. Il segretario generale ONU, il sudcoreano Ban Ki-Moon, e il rais egiziano Mubarak – quest’ultimo sempre molto attivo sul piano diplomatico e pressato da un’opinione pubblica interna indignata – puntano anch’essi su un ritiro da parte israeliana che per ora non vi sarà, così ha dichiarato Olmert, almeno fin quando i missili continueranno a piovere sul territorio dello Stato ebraico. Hamas per parte sua annuncia che opporrà resistenza ad oltranza fino al ritiro del nemico e alla fine dell’assedio della Striscia di Gaza.
Mentre Gaza ancora brucia, domenica pomeriggio si terrà su iniziativa del Cairo un vertice d’emergenza a Sharm el-Sheikh, la nota località di villeggiatura del Sinai egiziano. Non dovrebbero essere della partita nè Olmert nè il presidente palestinese Abu Mazen (peraltro del tutto inviso a Hamas, repressa in Cisgiordania dalla fazione avversaria di Fatah) ma dovrebbero presenziare capi di stato ed esponenti governativi europei, italiani inclusi – ilc apo del governo Berlusconi ha confermato la sua presenza. Proseguono quindi gli sforzi diplomatici dell’Egitto, che pur desiderando una tregua condivisa non lesina accuse ad Israele di ostacolare tale processo insistendo su soluzioni puramente militari.
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