“La strada di Levi”, un’occasione per la memoria
Per la ricorrenza della giornata della Memoria presso il Centro Diurno Integrato di via Toti, 5 a Gorla Maggiore, viene proposto venerdì 16 gennaio 2009 alle ore 20.45 il film di Davide ferrario.
In occasione della Giornata della Memoria la 1^ rassegna cinematografica “Traiettorie Cinema in Viaggio” propone un momento di riflessione con il film “La strada di Levi” di Davide Ferrario. L’appuntamento è fissato per venerdì16 gennaio 2009 alle ore 20.45 presso il Centro Diurno Integrato, Sala Conferenze "Luigi Carnelli" di via Toti, 5 a Gorla Maggiore.
È il 27 gennaio 1945. Primo Levi, appena liberato da Auschwitz, inizia il suo ritorno verso casa. Seimila chilometri, dieci mesi di viaggio attraversando Polonia, Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Romania, Ungheria, Slovacchia, Austria, Germania e infine Italia. Siamo nel 2005, sessant’anni dopo quel lungo viaggio che riportò nel mondo Levi, ma che non riuscì a restituirgli la vita, rimasta per sempre intrappolata all’interno delle baracche del campo di concentramento. Siamo nel 2005 dicevamo, e Davide Ferrario (sotto proposta di Marco Belpoliti), decide di rifare quel lungo viaggio riprendendo il tutto con piccole telecamere digitali. Il risultato è "La strada di Levi", un documentario che, partendo dal passato, ci parla dell’Europa in cui viviamo oggi. E la faccia d’Europa che Ferrario ci mostra è quella mutilata dal regime sovietico, quella entrata nelle burocrazie dell’Unione Europea, in un viaggio di luoghi paralleli e antistanti, che ci porta tra il mondo rurale e desolato dei paesi dell’Est, fino all’Europa più moderna dei grandi palazzi e dei centri commerciali. Ferrario però non ci mostra solo luoghi e persone, ma riesce a spingersi oltre, documentando un cambiamento generale che sta portando anche i paesi meno sviluppati ad una americanizzazione selvaggia. E’ un mondo di sogni infranti questa Europa, sembra dirci Ferrario (o forse è il Vecchio Continente stesso a dircelo). Il sogno del comunismo infranto e il sogno di un’Europa ricca ed opulenta come gli Stati Uniti che ben presto si infrangerà contro il muro della realtà, sono forse le due ferite più profonde che percorrono la superficie della Terra che ci ospita. Ma ce n’è una terza di cosa, forse più grande, forse ancora più profonda. E qui ritorniamo a Levi e ad Auschwitz, perché la ferita dei campi di concentramento e degli orrori del nazismo sembra non essersi ancora cicatrizzata. Nei suoni, nei volti, nelle parole e nei luoghi risuono ancora quell’orrore descritto da Levi. Non è un caso che il documentario stesso sia composto sia dalle testimonianze della gente comune dei luoghi visitati, ma anche dai testi di Primo Levi che risuonano ancora come incredibilmente moderni ed attuali.
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