Se Busto supera Varese
La popolazione ha ormai quasi raggiunto quella del capoluogo. Nella prima metà del Novecento un lungo testa a testa, poi una lunga supremazia varesina. Fino ad oggi
Busto Arsizio e Varese sempre più vicine – almeno in termini di popolazione. Più "istituzionale", vivace ed esteticamente appagante la prima, capoluogo dal 1927, più strettamente produttiva e attaccata al campanile la seconda. Eppure negli ultimi anni è Busto che cresce come popolazione, e gli ultimi dati, a quota 81.431 abitanti (fine 2008, ancora un lieve aumento di circa 500 residenti rispetto al 2007) la vedono ormai lanciata nel tentativo del clamoroso sorpasso. Varese ha infatti 81.990 residenti. Ma c’è ancora un campo in cui il capoluogo supera di netto Busto: la rapidità nell’approntare le statistiche dettagliate in campo demografico. A Busto, del resto, il Comune ha la metà (se non meno) dei dipendenti rispetto a Varese. Con la stessa popolazione.
Comparando i dati storici Istat reperibili sulle apposite tabelle inserite nelle pagine di Wikipedia, si nota che in verità un lungo testa a testa demografico c’era già stato, con Busto avanti negli anni della Grande Guerra e ancora negli anni Trenta. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il vantaggio di Varese era rimasto un dato di fatto, fino a superare i diecimila abitanti di differenziale nel 1981. Poi il rapido decremento della popolazione varesina, in parte "suburbanizzatasi" nei piccoli centri circostanti, e la sostanziale stabilità bustocca, tramutatasi in anni recenti in un nuovo lieve aumento della popolazione (dovuto all’immigrazione molto più che alle nascite), hanno ricondotto i contendenti quasi alla pari.
Un dato asciutto, che si presta a diverse intepretazioni, quello dell’"aggancio" quasi imminente. Per chi vede il bicchiere mezzo pieno, una conferma delle potenzialità e dell’attrattiva che Busto tuttora esercita. Per Varese, la città-giardino che Mussolini scelse quasi a mo’ di caserma confinaria per presidiare un confine allora politicamente "caldo", quello ticinese, da cui filtrava l’antifascismo dei fuoriusciti, incombe ora il rischio di farsi "bagnare il naso" dai poco amati cugini bustocchi. Senza che questo possa più avere, s’intende, risvolti amministrativi, in tempi un po’ schizofrenici, tra federalismo urlato e province messe in discussione come "rami secchi". Busto Arsizio ha perso da tempo il treno della provincia, ma sembra essersi aggrappata almeno al vagone della stabilità.
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