Omicidio per giustizia privata, ma è giallo sul movente

L'assassino ha fatto ritrovare l'arma del delitto; Patrizio Castiglioni, l'ucciso, aveva con sè a sua volta un coltello ma non lo ha usato. La famiglia nega che vi fossero debiti

Il giorno dopo il delitto di via Pasolini, il quadro dell’accaduto non è ancora completamente chiaro nei dettagli. Anche perchè la voglia di collaborare con gli inquirenti non appare molta, tanta è la rabbia dei coinvolti in quella che doveva essere una "normale" rissa da cavalleria rusticana, da risolvere con dieci righe in cronaca e un paio di denunce, è invece si è tramutata in un assassinio. Non è chiara del tutto nemmeno la questione del debito: mentre ieri si dava per assodato che fosse uno dei figli di Patrizio Castiglioni a dovere una piccola cifra a D.G., i familiari sostengono la tesi esattamente contraria. Nè si sa esattamente per cosa fossero dovuti questi soldi, le ipotesi e le voci sono le più varie senza che ciò cambi una virgola: un uomo è stato ucciso a coltellate.

Resta il fatto che la lite è stata originata da futili motivi, come ribadiscono gli inquirenti, in ogni caso una cifra davvero minima: il fatto è avvenuto fra persone che peraltro si conoscevano da qualche tempo. Agli insulti telefonici di D.G. la consorte del Castiglioni aveva reagito contattando il marito, che preso un permesso (secondo i vicini lavorava in tessitura a Olgiate Olona) si è diretto in via Pasolini per affrontare il trentacinquenne, seguito non molto dopo dal figlio. I vicini – c’è chi ancora nulla sa, e alla notizia dati da chi era già tristemente informato diventa una maschera di pietra – descrivono Castiglioni come una brava persona che non aveva mai creato loro problemi, ma anche come uno di carattere, "a sangue caldo", e che «non accettava di farsi mettere i piedi in testa da nessuno». Dalle indagini, è emerso che la vittima all’incontro si è presentata a sua volta con un coltello e un paio di forbici in tasca – che però non ha utilizzato, a differenza di chi lo ha ucciso, il ventunenne Mario Fiordimondo. Ed è stato proprio l’omicida, lasciatosi arrestare nei pressi del luogo del fattaccio, a far ritrovare ai carabinieri l’arma del delitto, un coltellaccio da cucina di oltre 30 centimetri di lama, sotto un cespuglio. I due fendenti alla schiena del Castiglioni hanno avuto esito letale, andando ad interessare vasi e organi vitali: l’aorta, il fegato. L’attesa per l’ambulanza è parsa eterna a chi era sul posto, i medici dell’ospedale di Busto Arsizio hanno tentato l’impossibile, fra interventi e trasfusioni, per salvare la vittima.  

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Pubblicato il 07 Febbraio 2009
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