La lady di bianco vestita che ha infiammato l’Apollonio

Intensa e appassionata, Fiorella Mannoia ha regalato al pubblico varesino una serata omaggio ai grandi artisti della musica italiana

Che Fiorella Mannoia sia un tipo che non passa inosservato, con quella chioma indomabile di capelli rossi e con occhi azzurri grandi e intensi è indiscutibile. Ma quando si apre il sipario e te la trovi davanti, non te l’aspetti così: una sirena bianca, esile e fragile, ma nello stello tempo regale, alta e fiera. Una sposa scalza che va incontro all’altare vestita solo di voce. Quella voce perfetta e intensa che da sempre i più grandi cantautori italiani hanno scelto come interprete privilegiata dei loro versi. L’ultimo di una lunga serie è Luciano Ligabue che per lei ha scritto “Io posso dire la mia sugli uomini”, il brano con cui la cantante romana ha aperto ieri sera il concerto al teatro di Varese. Una serata omaggio ai grandi artisti della musica italiana di fronte ad un pubblico numeroso e mai così attento nella prima parte, mai così appassionato nella seconda, mai così scatenato nella terza.
 
Una prima ora intensa e delicata, a tratti struggente, tutta giocata sul sentimento con le canzoni dell’ultimo album “Il movimento del dare”, le meno conosciute dal pubblico, alternate ai grandi classici. Si comincia con brano sull’amicizia al femminile e sull’amore scritto per lei da Ligabue per proseguire con “Sally” regalatele da Vasco. E sempre sull’onda del sentimento il ricordo di Battisti con un’appassionata versione di “E penso a te”. E poi “Mimosa” scritta per lei da Niccolo Fabi e “Come si cambia”, il brando che nel 1984 rivelò alla platea di San Remo la capacità interpretativa della cantante. C’è ovviamente spazio per “Il Re di chi ama troppo” di Tiziano Ferro e per "Sogno di Alì" scritta da Piero Fabrizi: una ninna nanna dedicata ad Abduhl Ali un ragazzino ferito gravemente da un proiettile vagante durante la guerra in Afghanistan ispirata ad un disegno del bambino.
 
Termina così la prima parte. Ed ecco la prima trasformazione: Fiorella si cambia e torna sul palco. Da bianca sirena immobile e altera, ora è una ragazza scapigliata, quasi arrabbiata, che vuole dire la sua. E non solo sugli uomini. Pià dark i colori, più forti le sonorità, ma le note sono sempre quelle delle grandi firme della musica italiana. C’è ovviamente tanto Ivano Fossati da lei definito «un amico fraterno»: “C’è tempo”, “I Treni a Vapore”, “Che sarà che sarà”, “La bella strada”, “Il movimento del dare”, “Buon tempo”. C’è De Andrè «e quest’anno sono dieci anni che Fabrizio non c’è più» di cui Fiorella canta “Direzione ostinata e contraria”,  c’è Lorenzo Cherubini con un “Rap” trasformato da Fiorella in una ballata più morbida e c’è “Giovanna d’arco” di De Gregori. Una canzone a immagine e somiglianza di Fiorella, perché ascoltandola e guardandola non è difficile immaginare la vera Giovanna D’Arco sul rogo. Sul finale di questa parte i classici che il pubblico aspettava: “Cielo d’Irlanda” e “Il tempo non torna più”.
 
Ma non è finita qui, perché la terza volta che Fiorella torna sul palco lo fa per cantare «quella canzone, tanto lo so che se non la canto non mi fate andare via». E dunque eccola “Quello che le donne non dicono” più cantata dal pubblico che da lei. Ma servirà perché ormai la platea è pronta e Fiorella calda. Ed eccola scatenarsi sul ritmi latini della sua "Onda Tropicale": un esplosione di calore e sensualità. E ballando, Fiorella scende dal palco coinvolgendo nei suoi ritmi “brasileri” chiunque si trovi davanti: donne, uomini, bambini.

Difficile rimanere seduti, difficile non lasciarsi affascinare. Difficile infine salutare la lady della musica italiana che ha di nuovo regalato a Varese una serata intensa e appassionata di grande musica e perfetta vocalità.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 28 Marzo 2009
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