Usa e Cina, impegno contro il fallimento del vertice climatico
Barack Obama e Hu Jintao cercano l’intesa al termine dello storico incontro tra i due leader al Palazzo del Popolo di Pechino. Il timore è che a Copenaghen si arrivi senza un impegno comune
«Dai negoziati di Copenaghen sul clima dovrà uscire un accordo mondiale che abbia effetto operativo immediato», Barack Obama e Hu Jintao cercano l’intesa al termine dello storico incontro tra i due leader al Palazzo del Popolo di Pechino.
Del resto i tempi stringono e alcuni segnali provenienti proprio dalle due potenze, geograficamente e politicamente agli antipodi, stanno preoccupando la comunità internazionale. L’allarme è dovuto al timore che a Copenaghen si arrivi senza un impegno comune e che si riparta con un nulla di fatto. L’ennesimo.
Le paure sono anche alimentate dal tiepido, per non dire deludente, risultato uscito dal vertice della Fao a Roma: grandi parole e obbiettivi lungimiranti. Forse un po’ troppo: nessuna scadenza, nessun vincolo sull’impegno economico, nessuna intesa su risultati da portare a casa in tempi brevi. E intanto, come ha ricordato Ban Ki-Moon, «anche oggi più diciassettemila bambini moriranno di fame».
Insomma grandi vertici internazionali non corrispondono sempre a grandi risultati. Copenaghen però è un appuntamento atteso da tempo, sul quale sono state riposte molte aspettative. Gli ostacoli da superare prima del vertice sono essenzialmente due: si chiamano l’uno Stati Uniti d’America e l’altro Cina. Che non a caso coincidono con i maggiori produttori mondiali di Co2. «Il nostro scopo – ha detto Obama incontrando il leader cinese – non è di ottenere un’intesa parziale o una dichiarazione politica, ma piuttosto un accordo che riguardo tutte le questioni su cui si andrà a negoziare e che abbia immediato effetto operativo». Speriamo.
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