Fini: «La politica vive con lo specchio retrovisore»
Questa mattina il presidente della Camera ha tenuto una lezione agli studenti dell'Insubria, sul rapporto tra informazione e politic
Questa mattina, venerdì 30, Gianfranco Fini ha tenuto ai ragazzi dell’Insubria una vera lezione sull’informazione e la politica.
Ha iniziato a raccontare la novità di Internet. C’è un ritardo della politica e c’è una consapevolezza bassa anche nel considerare quanto la rete sia importante per informarsi. «Io credo che si debba finanziare i media e non lasciarli in balia del mercato… ci sono delle testate storiche che vanno tenute in vita, la nostra identità nazionale è un valore e alcuni media contribuiscono a tenerla viva consentendo il pluralismo».
«Noi siamo uno strano paese che si preoccupa della par condicio e si confronta poco con gli strumenti nuovi della comunicazione», prosegue Fini, «È una politica che vive con lo specchietto retrovisore. In Italia le famose cinque W sono disattese da tempo. In tante circostanze non si risponde al chi o che cosa, a volte al dove e al quando. Oggi si guarda al retroscena alle interpretazione ai pettegolezzi. Si virgolettano cose mai dette. Non ci sono però grandi differenze con quanto esprime la società. Evitiamo di convincerci che ci sia una buona società civile e una cattiva politica e cattivo giornalismo. Il gradimento e la fiducia verso la politica è bassa ma non è che l’informazione sia messa meglio».
Fini ha parlato anche di citizen journalism: «Se gli italiani gradiscono un’informazione fai da te grazie a Internet e poi partecipano meno alla politica non saranno forse fattori connessi? Dobbiamo rifletterci. Dovremmo aprire una riflessione sul senso dell’ordine. La deontologia è legata alla qualità del giornalista e non può essere irrigimentata. Si pone però una grande questione perché si deve parlare delle libertà. Quella del giornalista è fondamentale ma non deve confliggere con quella degli altri. L’articolo 3 della costituzione è fondamentale per la qualità dell’informazione. E vale soprattutto quando si parla di soggetti deboli. C’è troppa spettacolarizzazione.
L’ospite dell’Insubria ha parlato anche del valore sociale delle notizie di cronaca: «Altro punto negativo è l’etnicizzazione della notizia. Non si legge varesino scippa una magrebina, ma se il reato lo commette un marocchino viene subito enfatizzato».
Il presidente della camera ha concluso con una citazione di Giovanni Papini sui giovani e l’informazione. L’augurio è quello di intraprendere la professione con l’entusiasmo, ricordando però che la penna può essere una spada che può colpire il cittadino inerme.
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