Indagini sull’autopsia di Uva, il pm interroga i periti

La procura indaga dopo gli appelli della famiglia ma i legali di parte non sono contenti del metodo scelto

Interrogatori in procura sul caso della morte di Giuseppe Uva, deceduto nel giugno 2008 all’ospedale dopo una notte passata nella caserma dei carabinieri di Varese. I testimoni ascoltati oggi dal sostituto procuratore Agostino Abate erano i consulenti medici che hanno realizzato le perizie di parte sulla morte dell’uomo, Brunero Begliuomini, Renato Rondinella, Rita Chiari. Una procedura che la procura ha deciso, evidentemente, per avere ragguagli circa le discordanze tra le analisi: da un lato il medico legale che stabilì non esserci stato alcun pestaggio quella notte, dall’altro 3 consulenti della famiglia Uva che invece avanzano dubbi e chiedono approfondimenti. Chi ha ragione? Il confronto è stato serrato, in particolare con Brunero Begliuomini, il consulente di Prato che ha redatto un’ultima perizia in cui si confermano le perplessità in ordine all’autopsia che venne eseguita, su ordine del pm Sara Arduini, dal professore Marco Motta dell’ospedale di Varese (anch’egli stamattina in procura). Com’è noto, il medico legale varesino concluse che era da eludersi un evento traumatico come causa della morte dell’artigiano, fermato quella notte ubriaco mentre spostava transenne in via Dandolo.

Begliuomini ha chiesto nuovi esami e, in diversi passaggi, giudicato non esaustivi i risultati dell’autopsia. Il medico chiede che sia riesumata la salma;: «Confermo che da nuove analisi si potrebbe chiarire meglio le cause della morte di Giusepe Uva – ha dichiarato dopo l’interrogatorio – la nostra richiesta è quella di una riesumazione del cadavere, per chiarire in particolare se la morte sia stata causata da una embolia polmonare massiva, che potrebbe essere legata a un evento traumatico. Si potrebbe ad esempio fare una tac sulle ossa. Non escludo del tutto che l’embolia sia stata provocata da manovre di rianimazione, che pure ci furono quella notte, ma approfondire ci sembra comunque opportuno».

L’avvocato Alessandra Pisa aggiunge: «Il corpo di Giuseppe Uva aveva un pannolone, e l’autopsia non chiarì come mai e se vi erano stati traumi in quella zona». Ultimo appunto, sul metodo investigativo. Secondo l’avvocato Pisa, ascoltare dei consulenti di parte, in qualità di testimoni, è «irrituale». Il legale della famiglia Uva (è l’assistente di Fabio Anselmo) non ha assistito al colloquio. Anche se, va detto, in questo tipo di interrogatori non è necessaria la presenza di un avvocato e il pm ha facoltà di sentire la persona informata dei fatti senza i legali.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 29 Aprile 2010
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