Venturelab, la creatività imprenditoriale svizzera
Il progetto promosso dall’Agenzia federale svizzera per la promozione dell’innovazione (CTI) che offre a studenti e ricercatori, oltre che a singoli interessati, interessanti proposte di formazione e coaching
C’è un sostegno all’imprenditorialità che non è fatto solo di sussidi, di “assistenza” finanziaria, ma soprattutto di menti preparate, brillanti e generose, in grado di unire creatività e razionalità, qualche volta un paradosso, a beneficio dell’impresa. Questo progetto rientra nello straordinario laboratorio di Venturelab, programma promosso dall’Agenzia federale svizzera per la promozione dell’innovazione (CTI) che offre a studenti e ricercatori, oltre che a singoli interessati, interessanti proposte di formazione e coaching per aiutare a trasformare idee in progetti imprenditoriali. Raccontata così potrebbe apparire come una trovata pubblicitaria che strizza l’occhio all’attuale crisi portando a spasso giovani ed interessati in attesa dell’up economico: nulla di più lontano. A dimostrarlo non è solo la provenienza del progetto, la Svizzera, il Canton Ticino, ma anche la capacità di attrazione che tale piattaforma ha presso università, USI e SUPSI se ci riferiamo al Ticino, insieme al centro di promozione Start-Up. A dimostrarlo sul campo sono stati proprio gli oltre 100 giovani studenti di queste università riuniti al Teatro di Locarno
per la giornata di formazione sul tema dell’imprenditorialità svoltasi sotto l’egida di Venture Ideas, coordinata dalla responsabile per il Ticino, la professoressa Caterina Carletti, alla presenza di Alberto Cotti, presidente del consiglio SUPSI, del professor Sigfried Alberton, professore SUPSI, di Marco Cacciamognaga e Marco Solari, rispettivamente direttore operativo e presidente del Festival del film di Locarno. L’obiettivo dell’evento, ospitato appunto dal Festival Internazionale del film di Locarno, ha permesso agli studenti di conoscere da vicino una realtà imprenditoriale particolare, variegata e strutturata come quella del festival internazionale, il secondo in ordine di apparizione sulla scena mondiale dopo Venezia e contemporaneo di Cannes. Ma perché studiare, analizzare la “macchina” di un festival per sviluppare “nuova imprenditorialità”? I responsabili del Festival, in testa a tutti il presidente Marco Solari, hanno raccontato cosa è questa azienda e perché si può definire tale. Si lavora per circa 10 mesi annui con poco più di 20 persone in questa grande macchina organizzativa per arrivare ai mesi di luglio ed agosto, data del festival, ad avere oltre 550 addetti, suddivisi per settori. Il Festival di Locarno è uno dei principali festival mondiali, a pochi chilometri dalla nostra provincia, capace di muovere qualcosa come 11 milioni di franchi, qualcosa come 7, 6 milioni di euro al netto del cambio odierno. I numeri di tale azienda sono importanti: 160.000 spettatori nell’ultima edizione, 3000 professionisti circa al lavoro, 955 giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, con una copertura mediatica pari a 6.700 articoli pubblicati in 40 paesi diversi. Il programma è aperto a tutti i generi e a tutti i formati e ciò ha costretto a notevoli investimenti per offrire sempre “il prodotto migliore”. Perché questi numeri? Perché è evidente che, quanto sopra, comporta una notevole capacità organizzativa e imprenditoriale ma comporta anche problemi, difficoltà e opportunità che contraddistinguono questo settore e quello degli eventi culturali. Proprio i ragazzi delle università ticinesi, assistiti dai docenti, hanno discusso tali problematiche aziendali, hanno proposto idee e possibili soluzioni, dalle strategie di web marketing allo studio di nuovi spazi per le proiezioni, dall’elaborazione di nuovi progetti per una maggiore copertura mediatica dell’evento alla proposta di nuovi servizi. Insomma, gli studenti sono diventati imprenditori per un giorno in un progetto che è capace di sviluppare processi di imprenditorialità, facendosi contaminare dal team di lavoro, incrociando discipline diverse, prospettando soluzioni originali ma praticabili da subito dal punto di vista operativo. Tra i giovani, a Locarno, si respirava un’aria di festa, di grande curiosità ma, al contempo, di grande serietà per l’impegno da portare avanti. Non tutti questi ragazzi diventeranno poi imprenditori, forse, ma a tutti è rimasta impressa l’esperienza di diventare i “risolutori” di una serie di difficoltà o i promotori di nuovi servizi per un Festival mondiale come quello di Locarno, questa come prova documentata di quanto utile sia il progetto Venture Ideas all’interno del circuito Venturlab . Una sola ultima riflessione, a margine, riguarda proprio il rammarico di non “partecipare” con i nostri studenti italiani, almeno per ora, a questo tipo di incontri, magari proprio grazie ad una maggiore messa in rete di università professionali come quelle ticinesi con quelle del nostro territorio. Ci perdiamo qualcosa. Da quei laboratori sono uscite idee geniali, di grande impatto commerciale, di curiosità, ma soprattutto è uscita la cosa più bella per un giovane che si vuole affacciare al mondo del lavoro: la realizzazione delle proprie idee. Ecco un altro spunto di riflessione per i futuri progetti di cooperazione transfrontaliera.
I nomi dei vincitori sono: Mileva Albertini, Antonio Bertossi, Sara Crotta, Elvis Milano, Jessica Notari, Christian Paris, Davide Pozzi.
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