Vinitaly, un’ondata di buon vino contro la crisi

Grande successo per la 44esima edizione del salone internazionale dell'enologia: visitatori in massa e ospiti illustri, ma anche Internet è protagonista

È proprio vero quello che diceva Salvador Dalì: «Per fare un grande vino sono necessari un folle per coltivare le viti, un saggio per sovrintendere, un poeta lucido per creare il vino, un innamorato per berlo». E di innamorati ce ne sono davvero tanti a giudicare dai primi riscontri della 44esima edizione del Vinitaly, il più grande salone internazionale del vino, tenutosi a Verona dall’8 al 12 aprile. Doveva essere l’anno del rilancio dopo un 2009 di magra (ma comunque assai meno negativo che in altri settori), e i dati ufficiali dicono che l’obiettivo è stato centrato: in cinque giorni di fiera si è toccata la cifra record di 152.000 visitatori, abbattendo quindi la simbolica barriera dei 150.000.
Tutto questo da un lato non può che far contenti gli organizzatori di Veronafiere, unico ente fieristico italiano ad aver chiuso il proprio bilancio in attivo lo scorso anno, ma dall’altro ha reso per lunghi tratti invivibili i corridoi dei 16 padiglioni della fiera (a cui vanno aggiunte le manifestazioni parallele SOL, Enolitech e Agrifood): a detta degli espositori la giornata peggiore o migliore, a seconda dei punti di vista, è stata quella di sabato.
vinitaly stand slow foodNei giorni di minore afflusso si sono invece concentrati gli appuntamenti più interessanti: il forum Spumanti d’Italia, l’evento promozionale "Trendy oggi, Big domani", ma anche la storica visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la firma di un importante accordo di programma per la tutela dell’olio extravergine italiano. Molte e interessanti le degustazioni guidate e i convegni, tra cui quello su "Vino, web e social network: opportunità e responsabilità", che ha esplorato i sempre più frequenti collegamenti tra Internet e il settore enologico. A questo proposito, da segnalare l’iniziativa di un gruppo di produttori appassionati di 2.0, che si sono associati nelle TwittingCantine, creando un vero e proprio percorso di visita parallelo all’interno del Vinitaly e trasmettendo in diretta dalla fiera, chi via webcam, chi tramite brevi post su Twitter.
Tornando ai visitatori: davvero tanti, non certamente solo operatori del settore come vorrebbe il regolamento, e comunque prontissimi ad approfittare di assaggi gratuiti di vini di ogni qualità, spesso accompagnati anche da "stuzzichini" di alto livello. Tanti anche gli ospiti dall’estero, ma forse non abbastanza: «Noi veniamo qui praticamente solo per gli stranieri – ci confessa Fabio Samaia della tenuta Tamburnin di Castelnuovo Don Bosco, nell’astigiano – ma quest’anno ci è sembrato di vederne qualcuno in meno. Probabilmente la crisi si fa sentire anche per loro». Preso d’assalto lo stand di Slow Food (nella foto), dove si sono tenute degustazioni e conferenze: l’associazione piemontese ha presentato nell’occasione "Slow Wine", l’attesissima nuova guida ai vini. Molto frequentato anche il padiglione del Veneto: tutti gli occhi erano puntati sul Prosecco, che da pochi mesi è diventato DOC in 556 comuni (anche il Friuli tra le aree di produzione), con il fiore all’occhiello delle DOCG Prosecco Superiore e Cartizze. «Una mossa indispensabile – commenta Armando Adami, titolare di una delle cantine più note della Valdobbiadene – per tutelare un prodotto che ormai tutto il mondo ci stava copiando, e che è richiestissimo all’estero. Certo è ancora presto per vederne gli effetti, e ci sarebbe piaciuto restringere maggiormenta la zona di produzione, ma è un buon punto di partenza». Adami non parla certo per sentito dire: il fratello Franco è da 8 anni alla guida del Consorzio di tutela del Prosecco. Ma per uno spumante veneto ce n’è, ovviamente, anche uno lombardo: i vini della Franciacorta si confermano in ogni senso sulla bocca di tutti, e i corridoi del Palaexpo – che ospitava gli stand della Regione Lombardia – sono stati i più intasati dell’intera manifestazione.
Una volta usciti dal dedalo di padiglioni e corridoi, definito con enfasi "un girone dantesco" da un ispirato blogger (http://www.appuntidigola.it/2010/04/11/il-mio-primo-vinitaly/), la fiera lascia in bocca il consueto sapore agrodolce: non è l’acidità del vino, ma un mix di piacevoli ricordi sensoriali, confuse riflessioni e l’inevitabile insoddisfazione di chi sa di aver soltanto sfiorato un mondo di incredibile estensione e varietà. Non resta che consolarsi storpiando un celebre proverbio: il Vinitaly è troppo breve per bere del vino cattivo…

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Pubblicato il 12 Aprile 2010
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