Febbre e salite, il calvario di Basso
Nella tappa con quattro colli pirenaici Ivan, dopo una notte insonne per la bronchite, taglia il traguardo a oltre 34 minuti dal vincitore Fedrigo
Le salite pirenaiche che dovevano essere il terreno di battaglia per Ivan Basso al Tour de France si sono definitivamente rivelate una trappola per la maglia rosa dell’ultimo Giro d’Italia. Alla fatica della montagna e alla bravura dei rivali si è aggiunto per Ivan un altro avversario tremendo, la febbre, che lo ha colpito la notte scorsa e che ne ha addirittura messo in dubbio la partecipazione alla tappa di oggi. Non una frazione qualsiasi, perché in programma c’erano i quattro giganti pirenaici (Peyresourd, Aspin, Tourmalet e Aubisque) anche se l’arrivo di Pau era molto lontano dalle salite. Ivan è apparso sofferente fin dalla mattina e prima di partire ha dichiarato di aver trascorso una notte molto difficile ed è dovuto ricorrere ad antibiotici e antinfiammatori. Poi in gara è stato un vero e proprio calvario: Basso (foto da www.teamliquigasdoimo.com) è comunque riuscito a tagliare il traguardo ma è arrivato a 34’48" dal vincitore, il francese Fedrigo, intruppato nel gruppo dei velocisti che ha chiuso la carovana.
A questo punto non si esclude che il varesino dia l’addio all’edizione 2010 del Tour, anche se il riposo di domani (mercoledì) potrebbe aiutarlo a recuperare qualche forza e a guarire la "tracheobronchite acuta" (questo il termine esatto) che lo ha colpito in modo così pesante. Giovedì però è in programma l’ultimo assalto alla montagna, con l’arrivo sul temutissimo Tourmalet; nelle prossime ore il clan della Liquigas-Doimo dovrà così prendere una decisione importante. Di certo Basso le ha provate tutte: altri al suo posto avrebbero già fatto le valige, lui è salito in sella senza avere niente da guadagnare ed ha chiuso la tappa pur soffrendo. Una scelta che gli fa onore.
La tappa, come detto, poggiava su quattro grandi salite ma pure su un percorso che metteva l’ultimo colle a oltre 60 chilometri dall’arrivo. Schleck, Contador e i possibili terzi incomodi sono dunque rimasti a guardare, lasciando strada libera a un gruppetto che comprendeva Damiano Cunego e Lance Armstrong. A gioire però è stato ancora un francese, Pierrick Fedrigo, anch’egli della Bbox che ieri ha visto il successo di Voeckler: peccato per Barredo (Quick Step) che a un certo punto ha lasciato la compagnia ed è arrivato da solo fino all’ultimo chilometro ma a quel punto è rientrato il plotone di attaccanti che si è giocato la tappa. A completare la giornata no degli italiani (con Cunego che non è riuscito a impostare una volata decente e ha chiuso quarto) ci si è messo anche Hushovd che ha ripreso la maglia verde ai danni di Petacchi.
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