Strage di gatti al rifugio

L'uomo che li curava e portava loro da mangiare in una colonia di Morazzone ne ha trovati otto stecchiti, con ogni probabilità avvelenati

Strage di gatti a Morazzone, in una colonia felina in via Caronaccio. La segnala un nostro lettore, Gianluigi S., che domenica mattina, recandosi come ogni giorno a nutrire gli animali, su sedici che ne contava il rifugio ne ha trovati otto stecchiti. Avvelenati. E come si può vedere dalla foto che ci ha inviato, erano esemplari belli, ben tenuti e in buona salute. Tuttora scomparsi, al momento, altri otto, forse andati a morire nel bosco circostante. "Ero stato già messo in allarme dal fatto che non mi erano venuti incontro, come fanno di solito", poi la triste sorpresa. "Non capisco" ci scrive "perchè certe persone, se così si possono definire, compiano gesti di così inaudita cattiveria: a che scopo sterminarli dato che vivevano tutti in un capanno in mezzo ai boschi e lontano da abitazioni private, curati, sterilizzati e sfamati senza gravare su nessuno?"
Il rifugio era attivo da cinque-sei anni ed era nato in modo informale dopo che Serina vi aveva trovato una gatta, poi rivelatasi incinta. Tra parti, gattini e sterilizzazioni successive la riproduzione era stata controllata, in seguito qualche altro micio abbandonato si era aggiunto alla colonia.
"Ieri mattina, dopo i cadaverini dei gatti, che ho allineato e fotografato, ho trovato del cibo nuovo rispetto a quello che avevo messo l’ultima volta: conteneva dei granelli neri, come pepe". Qualche topicida? Presto per dirlo. "Ho avvisato i carabinieri, tuttavia la denuncia contro ignoti non si potrà fare finchè non ci sarà un referto dall’Asl", che dovrà esaminare il cibo incriminato e uno dei gatti uccisi per accertare le cause esatte della morte degli animali. "Non è la prima volta che accadono cose del genere intorno a Morazzone, a quanto mi hanno detto ci sono stati altri casi di uccisioni di gatti. C’è sempre chi non li sopporta".
Chi uccide animali d’affezione, peraltro, si rende colpevole di un reato, sanzionato dall’art. 544-bis del Codice Penale e punibile con la reclusione da tre a diciotto mesi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 febbraio 2011
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