Un grande uomo
Le bandiere sventolano in una piazza Monte Grappa piena di gente. Sono sulle finestre, sui balconi nelle mani di migliaia di persone arrivate per salutare il Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano ha entusiasmato tutti e ha scelto tre luoghi simbolo della vita sociale e politica di un territorio per fare omaggio alla città di Varese. Il Comune per le autonomie, l’Università per la formazione e la Camera di Commercio per l’economia.
Tre sedi in cui il filo conduttore dei discorsi è stato l’unità d’Italia, ma in ogni diverso momento ha fatto interventi specifici.
L’emozione era palpabile anche sui volti di protagonisti di primo piano della vita sociale e politica della città. Questo ha accomunato tutti quelli che hanno potuto conoscerlo da vicino.
Con lucidità, sensibilità e profondità, di fronte a tre platee diverse ha ascoltato e parlato sapendo valorizzare ogni interlocutore.
Le parole chiave sono state coesione, unità e federalismo. Senza dimenticare i temi del lavoro.
«Il motto del mio predecessore Einaudi era conoscere per deliberare». Napolitano ha aperto così l’ultimo suo intervento, dopo aver ascoltato tutti i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali e sindacali.
All’Università aveva messo al centro il valore della formazione e della cultura. Si era soffermato con parole chiare sul bisogno di concludere il percorso della riforma dello Stato in chiave federalista.
Un uomo di altri tempi. Un gentiluomo attento, sincero, sensibile e profondamente innamorato del suo Paese. Un grande statista con un’energia contagiosa.
«L’unità – ha ribadito nelle ultime fasi del suo discorso – è una condizione per superare le cieche partigianerie. Io vengo da una vita spesa in politica e il maturare dell’età porta a tante riflessioni. Io credo nella politica e nella democrazia. Sulle cieche partigianerie tra e negli schieramenti deve prevalere l’interesse generale».
Ne abbiamo davvero bisogno, ne ha bisogno tutta l’Italia.
Grazie, Presidente.
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