I ragazzi terribili con cui Varese sogna lo scudetto

Viaggio nella straordinaria stagione della squadra allenata da Mangia. La stella è De Luca ma tanti sono i giocatori da tenere d'occhio: la Roma è avvisata

Un miracolo. Difficile trovare altre parole per spiegare la stagione della Primavera del Varese, realtà che mancava alla società da 25 anni (il 1985 fu l’ultimo anno di B per i biancorossi). Conquistata la serie cadetta, la dirigenza si è dovuta subito sdoppiare per puntellare la prima squadra e per costruire da zero la Primavera: Giorgio Scapini e Luca Sogliano, scelto Devis Mangia come allenatore, puntarono su giocatori di qualità ma un po’ dimenticati dalle loro società di appartenenza. Il grande merito del tecnico biancorosso – che raggiungerà al termine di questa stagione Sogliano a Palermo – è stato quello di costruire un gruppo solidissimo: «Eravamo un insieme di giocatori, oggi siamo una squadra» è la semplice spiegazione di Mangia a chi gli chiede quale sia il segreto dei biancorossi.

IL CAMMINO – Qualcosa nell’aria cominciò a esserci già nella prima giornata di campionato: Milan-Varese finisce 2-4. Alla terza giornata però l’Atalanta spiega a muso duro ai biancorossi quanto possa essere difficile il torneo Primavera: primo tempo 1-0 per i varesini, nella ripresa si concretizza invece l’1-2 bergamasco e il + 3 in classifica. Da qui in avanti il Varese inizia una marcia inarrestabile che porterà i biancorossi a guardare tutti gli avversari sempre dall’alto della classifica: alla settima giornata batte in casa l’Inter (2-1), alla decima il Brescia in trasferta (0-2), festeggiando sette vittorie consecutive, alla tredicesima il Padova, con il gol dei veneti che interrompe dal dischetto l’imbattibilità di Micai e della sua difesa a 590′. Il 4-1 ai veneti vale il titolo di campione d’inverno. Il girone di ritorno è straordinario quanto quello d’andata: 2-1 al Milan, vendetta sull’Atalanta (1-3 a Zingonia), bis sull’Inter (1-3 al “Facchetti”). Alla 24a giornata il pari a reti inviolate in casa del Chievo dà la certezza di essere nelle finali Scudetto; lo 0-0 nell’ultima gara della regular season, contro il Padova, permette ai Mangia boys di chiudere al primo posto il girone B a 57 punti, uno più dell’Atalanta, e accedere quindi alla fase finale da testa di serie. Il campionato si chiude con 17 vittorie, 6 pareggi e 3 sconfitte, 45 gol fatti e 19 subiti e una striscia, dalla quarta giornata alla ventiduesima, di 18 risultati utili consecutivi. All’interno di questa perentoria cavalcata si colloca anche un Torneo di Viareggio in cui i biancorossi sono stati indicati da tutti come rivelazione assoluta e da molti come i vincitori morali della kermesse: chiuso il girone – di ferro secondo gli addetti ai lavori – a punteggio pieno (4-0 al New York, 4-2 alla Juventus, 5-0 al Club Bruges), il Varese si è poi sbarazzato del Siena (2-0) e della Sampdoria (2-1) cedendo, in semifinale, alla Fiorentina (1-2). Contro i viola fu la prima volta in stagione che i biancorossi andarono in doppio svantaggio (fatto accaduto solo un’altra volta, contro l’Udinese) e non furono in grado di ribaltare il verdetto nonostante una netta supremazia. Una sconfitta difficile da digerire, che urlava vendetta, e il destino ha voluto ricompensare il Varese giovedì sera. Dopo aver umiliato la Juventus ai quarti delle Finali Scudetto (5-1), i biancorossi si sono ritrovati contro la Fiorentina, ancora in semifinale, ancora al Melani di Pistoia, centrando questa volta la vittoria ai calci di rigore al termine di una partita eroica.

REPARTO PER REPARTO – Il Varese gioca con il 4-4-2 e la formazione ideale (foto di Fabrizio Riboni) ha un’importante ossatura – cinque su undici – di giocatori classe ’91. Il portiere, Alessandro Micai (classe ’93), ha guadagnato il posto a partire dalla sesta giornata, in seguito all’infortunio del collega Belenzier, e da lì è sempre stato lui a difendere i pali del Varese: dotato di buona esplosività in tuffo, apprezzabile in uscita, buono coi piedi, ha come tallone d’achille le situazioni di calcio piazzato.
Davanti a lui gioca una difesa di granito, dotata di grande fisicità e atletismo, ma anche di ottima tecnica (sia individuale che di reparto). A guidarla c’è una coppia di centrali molto ben assortita e affiatata, composta da Mirko Miceli (classe ’91) e da Matteo Bianchetti (’93, nazionale under 18 e capitano): entrambi alti, forti nel gioco aereo e nell’uno contro uno, gradiscono tenere la linea alta in modo da mantenere compatta tutta la squadra. Ai loro lati giocano Mirko Miceli (’91), buon terzino di spinta che sarà però squalificato in finale, e Dario Toninelli (’92, vicecapitano), autore di una stagione pazzesca sulla fascia destra: oltre a spingere con grande competenza, la fase difensiva del numero 2 biancorosso è stata quasi sempre perfetta tant’è che molti importanti giocatori della categoria (chiedere ad Alibec dell’Inter) non hanno mai visto palla contro di lui.
Il segreto tattico della squadra è però la compattezza che permette al centrocampo di essere sempre al posto giusto nel momento giusto: le ali, Ferreira (’91) e Lazaar (’92), entrambe mancine, sanno spingere, crossare e segnare (2 gol a testa tra quarti e semifinale Scudetto) ma, ben più importante, sanno difendere e soffrire aiutando costantemente i rispettivi compagni di fascia. Tra i centrali di centrocampo si segnala innanzitutto Wagner (’91), mastino azzannacaviglie dotato di piedi più che apprezzabili. Al suo fianco si sono divisi la maglia da titolare Alessandro Scialpi (’92, nazionale under 19), elegante centrocampista dotato di tecnica sopraffina che non potrà però giocare la finale dopo il rosso rimediato contro la Fiorentina, e Andrea Barberis (’93, nazionale under 18), sempre a disposizione della squadra e sottovalutato da alcuni per un fisico che, se lo si guarda da lontano, appare piuttosto gracile. Il suo apporto è stato fondamentale quando il rendimento di Scialpi ha cominciato a calare e sarà lui il titolare nella finale di domenica.
Lo straordinario lavoro eseguito dai primi due compartimenti è impreziosito da una coppia d’attacco straordinaria sia per grinta e sacrificio che per qualità e produttività: Giuseppe De Luca (’91, nazionale under 20) e Luca Pompilio (’92, nazionale under 19) hanno giocato una stagione eccellente, conclusa con 32 gol in coppia. Del primo diremo più avanti, del secondo non finiamo mai di godere: il numero 10 biancorosso ha dribbling secco e sempre controllato, tiro potente e preciso (chiedere a Costantino della Juventus a proposito del gol pazzesco realizzato nei quarti) ed è soprattutto assistman raffinato (10 i passaggi vincenti, molti altri i tentativi sfumati di pochissimo): «Sono contento – le parole del compagno Ferreira a proposito della sua doppietta contro la Juventus – certo è più facile se giochi con Pompilio che ti mette sempre davanti alla porta». Da non dimenticare in conclusione le “prime riserve” della squadra, Serrano (terzino/ala ’93) e Jadilson (ala ’92): saranno loro a giocare la finale contro la Roma, uno al posto di Marchi, l’altro di Ferreira.

LA STELLA – Gli occhi sono puntati soprattutto su Giuseppe De Luca (foto: S. Raso), non solo perché la “zanzara” è uno dei pochissimi giocatori nati e cresciuti a Varese (è del Montello) ma soprattutto perché la sua stagione è stata a tratti strabiliante. Sedici gol nel campionato Primavera – con diverse partite saltate per le convocazioni in prima squadra – comprese tre doppiette e un poker al Padova, sette reti al “Viareggio” di cui è stato capocannoniere. E poi le ciliegine: i primi due gol in Serie B, dove è stato convocato un po’ per necessità e molto a furor di popolo. Sannino gli ha dato fiducia e De Luca ha risposto con la rete alla Triestina e quella in semifinale playoff con il Padova per il momentaneo 3-2, poi pareggiato dall’altro gioiello El Shaarawy.

L’ ALLENATORE – Il tecnico del Varese è Devis Mangia, già allenatore della prima squadra (portò i biancorossi dall’Eccellenza alla C2), chiamato a luglio per guidare la Primavera da Luca Sogliano. Ha costruito il giocattolo perfetto: ha motivato un gruppo di ragazzi “scaricati” dai grandi club, infondendo una carica e una consapevolezza che ha permesso ai suoi giocatori di correre e lottare come dei leoni dall’inizio alla fine del campionato. L’umiltà è sempre stata la chiave di tutto: in ogni dichiarazione ha sempre ricordato come il Varese non sia nessuno di fronte a club blasonati (come Milan, Inter, Brescia, Fiorentina, Juventus, Atalanta) poi quasi tutti puntualmente puniti nel rettangolo verde. Se vincerà domenica sera, Devis Mangia sarà per sempre nella storia del Varese calcio.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 giugno 2011
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