Appesi a un gancio e massacrati per un debito di droga
Arrestati 3 ventenni varesini. Volevano indietro 200 euro per una vendita di hashish a due coetanei. Hanno portato i ragazzi in una cantina e li hanno picchiati brutalmente. Uno ha perso la milza
Sembra una guerra tra cartelli della droga messicani e invece è brutta storia di Varese. Tre ragazzi, italiani e incensurati, sono stati arrestati dai carabinieri per aver picchiato due fratelli, praticamente loro coetanei, dopo averli appesi a un gancio, in una cantina, con l’intento di riavere 200 euro, il valore di un debito di droga. Il branco (restano ancora due persone da identificare) ha picchiato duro: un ragazzo è finito all’ospedale con la milza spaccata. E’ stato operato e gliel’hanno asportata. Il fratello, interrogato dai carabinieri, ha raccontato una versione di comodo che non ha retto alle successive indagini.
Gli inquirenti hanno arrestato ieri i tre presunti picchiatori, tutti residenti a Varese: sono E. D. C. di 19 anni, Alex Varricchione di 20 anni, Francesco Pianta di 18 anni. I giovanissimi sono stati portati in carcere a seguito di una ordinanza di custodia cautelare spiccata dal gip Simona Pepe, su richiesta del pm Sabrina Ditaranto. Sono accusati di detenzione di stupefacente, estorsione e lesioni personali gravissime. Le due vittime, C.M. e F.M., sono dei vicini di casa degli arrestati e anche per questo la madre dei due ragazzi, intimorita, aveva chiesto ai servizi sociali un domicilio alternativo per evitare ritorsioni (un giorno le avevano impedito di uscire di casa perché gli aggressori volevano incontrare i figli e riavere il debito)
Ecco i fatti. Le vittime dicono di aver comprato l’hashish dagli amici, promettendo di pagarlo successivamente. Ma non mantengono l’impegno. Il 17 maggio scorso c’è un incontro. Vanno tutti ad Arcisate e poi avviene un primo pestaggio a pugni e schiaffi. Il giorno dopo c’è la spedizione punitiva. I due ragazzi sono indotti a recarsi in una cantina, nella disponibilità di uno dei giovani, in via Tarvisio, nel quartere di San Fermo. Secondo il gip sono presenti D. C., Pianta e altre due persone. Sbarrano la porta con un cacciavite per impedire la fuga. Legano le mani ai fratelli con del filo elettrico, poi li appendono entrambi a un gancio. La tortura dura mezzora: a turno, i quattro aggressori sferrano calci e pugni, in faccia e all’addome. I due vengono successivamente liberati. La stessa sera F.M. si sente male. Uno zio lo porta in ospedale, il referto parla di «emoperitoneo da lesione traumatica contusivo addominale». Il giovane viene operato e gli viene asportata la milza (ne avrà per 40 giorni). I sanitari avvisano i carabinieri. Vengono ascoltati la madre e il fratello del ferito, i quali raccontano la stessa versione, evidentemente falsa: dicono che un gruppo di extracomunitari li ha aggrediti in viale Milano, la sera prima, per uno sguardo di troppo. Raccontano anche che il pestaggio è avvenuto alle 23 e 45, ma le immagini delle telecamere rivelano che, a quell’ora, non c’era nessuno in quel luogo. Intercettando i parenti degli aggrediti, gli inquirenti apprendono che il pestaggio è nato per la droga e identificano tre degli aggressori. Ieri gli arresti. Lunedì ci saranno gli interrogatori in carcere con gli avvocati, uno dei ragazzi accusati ha già indicato il penalista Corrado Viazzo.
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