Fiom: “Non licenziate i 300 lavoratori della Sisme”
Dopo la rottura delle trattative tra sindacati e azienda la situazione resta critica. I metalmeccanici: «Non possiamo accettare che lascino tutti a casa . La Regione Lombardia e le istituzioni devono intervenire»
Dopo la rottura delle trattative tra sindacati e Sisme, azienda metalmeccanica di Olgiate Comasco, la situazione resta critica. «La Sisme di Olgiate Comasco vuole lasciare a casa più della metà dei lavoratori. Una richiesta che non può essere né condivisa né tollerata – dice Mirco Rota, segretario generale Fiom Cgil Lombardia. – Dopo diversi incontri con le organizzazioni e con le Rsu è chiaro che l’azienda non ha un piano industriale adeguato e credibile. L’unico fatto certo è che vuole ridurre l’organico e delocalizzare».
Dei 573 dipendenti, l’azienda ne vuole lasciare a casa 300. Di questi, 200 per riduzione dell’organico e 100 a seguito della delocalizzazione di alcune linee produttive. Per questa ragione, è importante che anche le istituzioni facciano fino in fondo la loro parte. «Come Fiom Cgil Lombardia – spiega Rota – ci aspettiamo che a partire dall’intervento del Prefetto, che domani convocherà al tavolo l’azienda e le organizzazioni sindacali e la Rsu, venga detto all’azienda di assumersi le proprie responsabilità, chiedendo di presentare un piano industriale vero e credibile che punti a ridurre significativamente gli esuberi. Non è per nulla accettabile che la Sisme scarichi sulla collettività il costo sociale di 300 licenziamenti. Da parte nostra, non siamo disponibili a sottoscrivere un accordo che determina l’espulsione dei lavoratori».
I sindacati chiamano in causa anche Regione Lombardia, in particolare al vice presidente Gibelli che, «in occasione del consiglio regionale del 25 ottobre scorso, aveva parlato del suo impegno contro le delocalizzazioni delle imprese all’estero».
Giuseppe Donghi, segretario provinciale Fiom Cgil Como, sottolinea che «non si possono lasciare sole intere famiglie di lavoratori onesti che ora rischiano di restare senza nulla. E’ assurdo che da mesi si stia ragionando su come licenziare operai e impiegati e non si sia ancora iniziata una discussione per garantire l’occupazione in azienda e la ricollocazione dei lavoratori in fabbrica. Invece di parlare di esuberi e delocalizzazione – conclude Donghi – sarebbe più serio discutere di come mantenere l’occupazione della Sisme a Olgiate».
Dei 573 dipendenti, l’azienda ne vuole lasciare a casa 300. Di questi, 200 per riduzione dell’organico e 100 a seguito della delocalizzazione di alcune linee produttive. Per questa ragione, è importante che anche le istituzioni facciano fino in fondo la loro parte. «Come Fiom Cgil Lombardia – spiega Rota – ci aspettiamo che a partire dall’intervento del Prefetto, che domani convocherà al tavolo l’azienda e le organizzazioni sindacali e la Rsu, venga detto all’azienda di assumersi le proprie responsabilità, chiedendo di presentare un piano industriale vero e credibile che punti a ridurre significativamente gli esuberi. Non è per nulla accettabile che la Sisme scarichi sulla collettività il costo sociale di 300 licenziamenti. Da parte nostra, non siamo disponibili a sottoscrivere un accordo che determina l’espulsione dei lavoratori».
I sindacati chiamano in causa anche Regione Lombardia, in particolare al vice presidente Gibelli che, «in occasione del consiglio regionale del 25 ottobre scorso, aveva parlato del suo impegno contro le delocalizzazioni delle imprese all’estero».
Giuseppe Donghi, segretario provinciale Fiom Cgil Como, sottolinea che «non si possono lasciare sole intere famiglie di lavoratori onesti che ora rischiano di restare senza nulla. E’ assurdo che da mesi si stia ragionando su come licenziare operai e impiegati e non si sia ancora iniziata una discussione per garantire l’occupazione in azienda e la ricollocazione dei lavoratori in fabbrica. Invece di parlare di esuberi e delocalizzazione – conclude Donghi – sarebbe più serio discutere di come mantenere l’occupazione della Sisme a Olgiate».
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