I Nidoli difendono la cava: “Non inquina le falde”
I proprietari della collina vogliono iniziare i lavori e rivendicano i loro diritti. La Provincia è contro ma secondo gli imprenditori, l'ente ha tenuto una posizione ambigua
«La relazione tecnica parla chiaro: l’Arpa ha escluso categoricamente, sia in Val Bevera che in Val Sorda, il rischio d’inquinamento dei pozzi d’approvvigionamento dell’acqua gestiti da Aspem». La cava di Cantello diventa uno scontro a tutto campo. I comitati sono sul piede di guerra ma l’azienda ribadisce di avere le carte in regola. E sostiene di essere vittima di una campagna di disinformazione ai suoi danni. E’ Antonio Nidoli a intervenire sul tema. L’imprenditore si è presentato oggi in Provincia durante una conferenza stampa dell’assessore all’ambiente Luca Marsico. Ha ascoltato, poi ha detto la sua.
L’ira della Italinerti
La Provincia, a giudizio dei Nidoli (leggi il comunicato completo), ha cambiato idea senza motivazioni tecniche fondate, cavalcando una mobilitazione popolare che nasce da presupposti errati: il presunto inquinamento della falda acquifera. (guarda la videointervista all’imprenditore) Di più: la Provincia non ha detto alla Regione che la cava è pericolosa, ma solo che è mal tollerata dalla gente (leggi la relazione del comitato tecnico regionale). Dunque non ha adombrato alcun pericolo ambientale o idrogeologico. Tradotto: non ha fornito alla Regione le motivazioni che avrebbero potuto portare il Pirellone a stralciare la cava di Cantello dal piano regionale. Risultato: è inutile che la Provincia scarichi tutto sulla Regione. Si prenda le sue responsabilità.
La Provincia si difende
La posizione della Provincia rifiuta le allusioni dei Nidoli. L’ente ha fatto ricorso al consiglio di stato contro la sentenza del tar che consente a Italinerti di iniziare i lavori. Villa Recalcati ha chiesto alla regione lo stralcio, con motivazioni che sono sì politiche, ma comunque legittime.
«Per impedire l’attività estrattiva, così com’è oggi in progetto, è auspicabile che la Regione si pronunci al più presto in maniera favorevole alla nostra richiesta di stralcio – afferma Marsico – oppure che il Consiglio di Stato decide di accogliere il ricorso di Provincia di Varese sospendendo l’ordinanza del Tar».
Il motivo dello stralcio
L’assessore Marsico, al comitato tecnico della Regione, ha fatto una affermazione che in democrazia ha un suo peso: «La situazione è mal tollerata dalla popolazione locale…il fatto poi che la ex cava sia stata interessata in passato da scavi abusivi non depone a favore di un consenso popolare delle amministrazioni locali nel riaprire la cava». Posizione legittima? Il comitato tecnico non l’ha ritenuta sufficiente a stoppare la cava. Ma l’assessore regionale Raimondi (Pdl area Cl) che ne pensa?
La cava oggi è legittima
Il ricorso che l’azienda ha vinto al tar obbliga Villa Recalcati a firmare la convezione per l’inizio dei lavori in sostituzione del comune di Cantello che non ha mai firmato l’atto (ovviamente per fare ostruzionismo). I Nidoli ne hanno diritto perché il piano cave regionale prevede ancora quell’intervento di recupero.
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