Fin dove è possibile tagliare posti letto, prestazioni sanitarie, durata delle degenze?
Giuseppe Adamoli riflette sulla situazione dell'ospedale varesino dopo l'ennesimo allarme sulla sua capacità
La ricorrente emergenza al Pronto Soccorso ha riacceso i riflettori sull’ospedale di Varese, sulla sua capienza, su come era stato progettato e costruito.
Sul piano generale, l’intasamento del pronto soccorso è frequente in molti ospedali della Lombardia ed è dovuto ad un insufficiente filtro della medicina di base e alla scarsità dei servizi assistenziali sul territorio.
Tanto è vero che la Regione ha avanzato l’idea di creare strutture ambulatoriali vicine e legate al pronto soccorso in grado di realizzare una selezione dei bisogni. Il progetto può essere buono, anche se di per sé non sempre risolutivo, affermano gli esperti.
Bisogna dire però che la periodica emergenza di Varese è causata soprattutto dall’inadeguatezza complessiva e dall’insufficiente numero di posti letto nei reparti dove convogliare i pazienti dopo il primo intervento d’urgenza.
Solo 10/12 anni fa una tale strozzatura non esisteva perché la disponibilità dei letti era molto più ampia.
Questo è un limite specifico dell’Azienda Ospedaliera di Varese che ha solo 3,06 posti letto per acuti ogni mille abitanti (uno dei rapporti più bassi in Lombardia), mentre riceve pazienti anche da altri territori. Inoltre si può ben dire, con alcuni illustri clinici, che il nuovo monoblocco è nato per certi aspetti vecchio, ha una conformazione fisica troppo rigida e non era stato pensato anche per le esigenze dell’università.
Ma ormai bisogna guardare avanti. La riduzione dei posti letto può essere compensata, in parte, dalla riduzione della degenza pre e post operatoria. Solo in parte, però, perché l’invecchiamento della popolazione ha aumentato l’utenza dei pazienti acuti che hanno bisogno dell’ospedale.
I servizi day surgery e day hospital (i ricoveri giornalieri con o senza intervento chirurgico) sono certamente in grado di diminuire i giorni passati in ospedale, ma non possono fare miracoli.
Il problema è culturale e politico. Fin dove è possibile tagliare posti letto, prestazioni sanitarie, durata delle degenze?
L’ospedale è un’azienda ma i luoghi di cura non possono essere paragonati alla manifattura di cose e macchine.
Giuseppe Adamoli
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La situazione dell’ospedale in una nota senza acrimonie di Giuseppe Adamoli, il papà del nuovo “Circolo” al quale egli da assessore regionale fece destinare una pioggia di miliardi delle vecchie lire, miliardi non tutti spesi al meglio se analizziamo il progetto in sé, la sua collocazione urbanistica, la fretta insana di appropriarsi dell’opera, di consegnarne poi il progetto a forestieri quando la nobiltà professionale cittadina era pronta al servizio alla comunità; e non vanno dimenticati la scarsa collaborazione con l’Università, il colabrodo edilizio del cartongesso, gli eccessivi ampi spazi che hanno castrato i posti letto: già, la follia della riduzione dei posti per non accennare alle code nelle sale operatorie e alla scarsità di personale che limita le iniziative.
Regolarmente i direttori generali sono i cirenei di questa situazione, mentre a Milano, per parlare di spese oculate, i faraoni si costruiscono Palazzo Lombardia e a Varese vanno a realizzare l’ospedale dei bambini senza prepararne subito la struttura medica fatta di grandi specialisti e tecnologie moderne. La struttura che rassicura e fa sorridere le famiglie.
Pier Fausto Vedani
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